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La scuola che non è per tutti

Finché l’istruzione resterà subordinata alle logiche del mercato, con costi crescenti e politiche di welfare differenziate tra territori e classi sociali, essa continuerà a riprodurre la forza lavoro secondo le esigenze del sistema capitalistico, trasmettendo alle nuove generazioni le gerarchie di classe esistenti anziché offrire reali possibilità di emancipazione collettiva.

di Shery Linda Sihuin Salazar

* Francesca Caruso, Malinconia adolescenziale, olio 50×70.


Assistente sociale di origine peruviana, è cresciuta e si è formata in Italia. Dopo aver concluso gli studi in Scienze Politiche, Sociologia e Servizio Sociale, concentra la sua attività professionale sulla tutela dei diritti e sul sostegno alle persone in condizioni di vulnerabilità.

QUANDO LA CLASSE SOCIALE DECIDE IL FUTURO

L’aumento vertiginoso dei costi scolastici negli ultimi anni rappresenta una minaccia concreta al diritto all’istruzione in Italia. Secondo le stime di Assoutenti1 riferite al 2023 il costo della scuola è aumentato tra l’8 e il 10% rispetto all’anno scolastico precedente. I numeri sono allarmanti: i soli libri di testo oscillano dai 300 euro per uno studente di prima media ai 600 euro per uno studente di liceo, con punte di 700 euro in alcuni casi. A questi si aggiungono spese per dispositivi elettronici, connessione internet, trasporti e i controversi contributi “volontari” richiesti dalle scuole.

Questa crisi economica non è isolata: si intreccia strettamente con il fenomeno della povertà educativa, che rappresenta una negazione delle opportunità per minori e adolescenti: il “mancato accesso a attività culturali, sportive ed educative”, alimenta una deprivazione culturale che incide profondamente sulla possibilità di costruire reti sociali e di acquisire una vera cittadinanza attiva e partecipe2. I minori in povertà assoluta o relativa vedono negata la possibilità di crescere e di seguire le proprie inclinazioni. Diventano adulti di domani con scarse probabilità di inclusione sociale e lavorativa, spesso demotivati e a rischio di disadattamento ed emarginazione.

Studi nazionali3 e internazionali4 da anni evidenziano come i fattori socio-economici e culturali condizionino profondamente il percorso scolastico dei ragazzi, in particolare al passaggio alla scuola secondaria. Una scoperta inquietante emerge con chiarezza: minori provenienti da famiglie svantaggiate dal punto di vista economico e educativo tendono a optare per istruzione tecnica e professionale, anche quando hanno gli stessi risultati scolastici di coetanei appartenenti alle classe media o alta, che invece scelgono il liceo5.

La ricerca storica di Checchi6 dimostra che “il destino scolastico futuro degli alunni viene progressivamente segnato dalle origini sociali”. I dati sono chiari: avere almeno un genitore laureato raddoppia la probabilità di scegliere il liceo, facendo salire la percentuale dal poco più del 20% a quasi il 60%. Ancora più significativo è il dato secondo il quale l’effetto dell’istruzione dei genitori “sopravvive anche quando si cerchi di controllare per tutte le caratteristiche individuali dello studente”. In altre parole, le abilità personali dello studente, da sole, non bastano.

Il livello socioculturale della famiglia agisce in molteplici modi. Innanzitutto, i bambini cresciuti in ambienti culturalmente elevati ricevono stimoli quantitativamente e qualitativamente superiori: più libri, conversazioni ricche, esposizione a usi linguistici più appropriati, esperienze più varie. Questo non genera semplici conoscenze aggiuntive, ma sviluppa una sensibilità più profonda verso il processo di apprendimento e la scuola stessa. Al contrario, un bambino non seguito a casa o cresciuto in contesti di trascuratezza sviluppa facilmente difficoltà di apprendimento. Il problema non risiede nel tempo dedicato dalla famiglia, ma nella capacità economica di colmare le lacune: iscrizioni a attività extracurricolari, lezioni private, accesso a risorse educative a pagamento.

Francesca Caruso, Ritrosia, olio 40×50.

La discriminazione operata dagli insegnanti non è nemmeno del tutto consapevole. Secondo Checchi7, alunni provenienti da ambienti culturali elevati presentano tratti di personalità come l’autonomia di giudizio e una proprietà di linguaggio che vengono maggiormente approvati dagli insegnanti, senza che questo sia il risultato della valutazione scolastica vera e propria. L’effetto è una spirale positiva per chi parte avvantaggiato e negativa per chi parte svantaggiato.

Il ruolo determinante della famiglia: stili educativi e aspettative

La natura della relazione tra genitori e figli varia significativamente a seconda del background socioeconomico, generando esiti scolastici divergenti8. Nelle famiglie con certe risorse economiche e culturali, i genitori tendono a offrire opportunità progressive di autodeterminazione, fornendo ai figli gli strumenti per affrontare la realtà contemporanea. Il loro approccio è legato non solo al capitale socioeconomico, ma anche a valori, ideali e progetti consapevoli relativi al futuro del figlio.

Esistono tuttavia molteplici configurazioni familiari problematiche. Quando i genitori sono autoritari e pongono il rendimento scolastico al centro del sistema di valori, la scuola diventa un giudizio totalizzante per i ragazzi. In una fase cruciale della vita dedicata alla costruzione dell’identità, il timore di non essere all’altezza delle aspettative genera profonde crisi psicologiche. All’opposto, genitori indulgenti poco esigenti sulla disciplina lasciano libertà totale ai figli senza porre limiti. Ancora più preoccupante è la situazione di genitori indifferenti: poco presenti nella vita scolastica e sociale, trascurano la funzione educativa proprio quando i ragazzi avrebbero maggiormente bisogno di punti di riferimento e di sostegno.

Francesca Caruso, Mietitura, olio 50×70.

Una categoria particolare merita attenzione: le famiglie con “mentalità pratica” che incentivano lo studio solo se vi è un ritorno economico. Il “lavoro viene visto come alternativa allo studio”9 piuttosto che come complemento. Quando non vi è prospettiva immediata di redditività, lo studio non viene promosso o addirittura ostacolato.

Le aspettative che diventano profezie

Uno dei meccanismi più insidiosi di riproduzione dell’ineguaglianza riguarda le aspettative sulla carriera futura. I giovani provenienti da famiglie delle classi popolari fanno i conti internamente con un mercato del lavoro stratificato: se sono solo i figli delle classi superiori ad accedere alle occupazioni migliori, il ritorno monetario di un proprio titolo di studio deve essere inferiore. La correttezza di queste aspettative viene empiricamente confermata: il reddito conseguito nel mercato del lavoro, a parità di titolo di studio, mantiene una correlazione positiva con il titolo di studio dei genitori10.

Uno studio comparativo internazionale su dati EUSILC mostra che le difficoltà finanziarie vissute in gioventù non solo diminuiscono le probabilità di conseguire titoli di studio più elevati, ma influiscono negativamente anche sulla retribuzione attesa a parità di livello educativo. Questo fenomeno è particolarmente marcato nei paesi dell’area mediterranea, mentre risulta quasi irrilevante nei paesi nordici.

La geografia della diseguaglianza: il fattore territoriale

Accanto alla famiglia, il territorio di residenza rappresenta un elemento discriminante cruciale. Minori abitanti in zone isolate di campagna o montagna dispongono di minori opportunità nell’apprendimento. Il divario geografico risulta evidente nel confronto tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno: la raggiungibilità delle scuole è visibilmente più alta nel Centro-Nord, soprattutto considerando i servizi di trasporto urbano e interurbano.

Dati ISTAT rivelano un differenziale di oltre 10 punti a favore del Centro-Nord. Nel Mezzogiorno, il 36,4% delle scuole presenta un livello critico di raggiungibilità, contro il 19,5% del Centro-Nord. Inoltre, il 20,9% delle scuole meridionali può essere raggiunto solo mediante mezzi di trasporto privati, rispetto al 13,2% del settentrione11.

Francesca Caruso, Isidoro, olio 50×70.

L’analisi della correlazione tra carenza di risorse territoriali e difficoltà negli esiti scolastici mostra una correlazione positiva moderata, evidenziando come la “comunità educante di riferimento” opera una mediazione tra le risorse disponibili e i risultati personali degli studenti.

Come i sistemi scolastici riproducono la stratificazione sociale

Ricerche come quelle di Checchi e Flabbi indicano chiaramente che gli studenti iscritti nei licei hanno in media abilità linguistiche superiori a quelli delle scuole tecniche, a loro volta superiori a quelle delle scuole professionali. I migliori studenti vengono indirizzati verso le scuole più impegnative, mentre agli altri viene de facto imposta l’uscita verso il mercato del lavoro.

La scelta della scuola secondaria è influenzata generalmente da tre variabili: il tipo di scuola e le competenze richieste; il background familiare dello studente (salario e livello di istruzione dei genitori); gli interessi dello studente. Tuttavia, quando si analizzano questi fattori simultaneamente, emerge che il background familiare assume un peso determinante, così preponderante che persino un’analisi sofisticata che cerchi di controllare tutte le caratteristiche individuali dello studente non riesce ad annullarne l’effetto.

La categoria socio-professionale del padre, inoltre, non influenza solo la scelta della filiera ma soprattutto la scelta dell’istituto specifico12. Emergono dunque vere e proprie strategie di classe relative all’investimento scolastico: la famiglia, comprensiva dello studente, valuta e decide considerando le prospettive economiche, le supposte qualità del ragazzo, il suggerimento della scuola, le possibilità economiche concrete.

“Attraverso questa scelta – dice Pitzalis– il campo scolastico tende a riprodurre la struttura sociale. La struttura scolastica è in sé un sistema di stratificazione istituzionalizzato, dentro il quale si compiono i destini degli studenti”13.

Francesca Caruso, Il violinista, olio 50×70.

Quando l’istruzione riproduce le disuguaglianze sociali

I diversi indirizzi scolastici riflettono in modo evidente la stratificazione di classe della società, poiché le risorse destinate alla crescita educativa dei figli non sono distribuite in maniera uniforme: esse dipendono dalla posizione socioeconomica delle famiglie, sia in termini di disponibilità economica sia di tempo, competenze e capitale culturale. I genitori più istruiti, appartenenti alle classi medio-alte, sono in grado di creare ambienti favorevoli all’apprendimento e di monitorare efficacemente i percorsi scolastici dei figli, mentre le famiglie delle classi popolari, spesso prive degli stessi strumenti materiali e culturali, incontrano maggiori difficoltà nel sostenere la continuità e il successo educativo. La correlazione positiva tra livello di istruzione e reddito delle famiglie di origine rafforza questo meccanismo, alimentando un circolo virtuoso per chi parte da una posizione di vantaggio e uno vizioso per chi nasce in condizioni di svantaggio. I dati ISTAT del Report Livelli di istruzione e ritorni occupazionali del 2023 rendono evidente l’impatto di tali disuguaglianze sull’abbandono scolastico: il 24,1% dei giovani tra i 18 e i 24 anni con genitori al massimo in possesso della licenza media interrompe gli studi prima del diploma, contro il 5,3% di coloro che hanno almeno un genitore con titolo secondario superiore e il 2,5% di chi proviene da famiglie con genitori laureati14. In questa prospettiva, l’istruzione in Italia non si configura come un diritto realmente universale, ma come un privilegio di classe, fortemente condizionato dal background familiare, dalle risorse economiche e dal territorio di residenza. La scuola, anziché funzionare come strumento di mobilità sociale, tende così a riprodurre e legittimare le disuguaglianze strutturali del sistema economico e sociale, presentando come merito individuale ciò che è in larga parte il risultato di condizioni di partenza diseguali. Finché l’istruzione resterà subordinata alle logiche del mercato, con costi crescenti e politiche di welfare differenziate tra territori e classi sociali, essa continuerà a riprodurre la forza lavoro secondo le esigenze del sistema capitalistico, trasmettendo alle nuove generazioni le gerarchie di classe esistenti anziché offrire reali possibilità di emancipazione collettiva.

Note

1 Assoutenti (2023), Caro scuola: pesanti rincari per corredo e libri di testo, Assoutenti.it, disponibile online: https://www.assoutenti.it/caro-scuola-pesanti-rincari-per-corredo-e-libritesto/

2 C. Pizzo, & A. Grimaldi. (a cura di) (2022), Povertà e minori tra emergenza economica, sanitaria ed educativa, Milano, FrancoAngeli.

3 S. Mocetti (2007), Intergenerational earnings mobility in Italy (studio empirico su mobilità intergenerazionale e disuguaglianze educative e socioeconomiche); D. Checchi (2010), Educational achievements and social origins in Italy, Politica economica, Società editrice il Mulino, 3, pp. 359–388.; Azzolini & C. Barone (2013), Primary and secondary effects of social background on educational attainment in Italy, (articolo empirico su disuguaglianze educative).; M. Romito (2014), Provenienze sociali e orientamento scolastico: Analisi etnografica (studio su scelta scolastica e stratificazione sociale)

4 D. Beach & O. Sernhede (2011), Learning processes and social mobilization in a Swedish metropolitan area.

5 G. Passalacqua. (2022), Il diritto all’istruzione tra scuola e comunità: un progetto laboratoriale di prevenzione alla dispersione scolastica, in Education Sciences & Society, 13(1), pp. 146–170.

6 D. Checchi. (2008), Ineguaglianze e istruzione. Percorsi di vita e politiche pubbliche, Bologna, Il Mulino.

7 D. Checchi, (2010), «Percorsi scolastici e origini sociali nella scuola italiana», Politica Economica, 26(3), pp. 359–386

8 S. Massaglia, (2012), La dispersione scolastica e le possibili strategie in tema di prevenzione, Italia, a cura dell’autrice

9 Ibidem

10 L. Cappellari, 2006, Background familiare, scelte formative e transizione scuolauniversità, in G. Ballarino, D. Checchi, (a cura di), Sistema scolastico e disuguaglianza sociale: scelte individuali e vincoli strutturali, Bologna, Mulino.

11 F. Veltri, 2014, Alle origini del divario tra Nord e Meridione, rassegna stampa per Il Quotidiano del Sud, Rubbettino Editore, disponibile su https://www.store.rubbettinoeditore.it/rassegna-stampa/alle-origini-del-divario-tra-nord-e-meridione/

12 D. Cecchi & L. Flabbi, (2006) Mobilità intergenerazionale e decisioni scolastiche in Italia, in G. Ballarino, D. Checchi. (a cura di), Sistema scolastico e disuguaglianza sociale: scelte individuali e vincoli strutturali, Bologna, Mulino.

13 M. Pitzalis, 2011, Strategie di scelta, transizione scolastica e struttura del campo scolastico, in R. Fadda, E. Mangiaracina. (a cura di), Dispersione scolastica e disagio sociale, Roma, Carocci.

14 ISTAT, 2023, Report livelli di istruzione e ritorni occupazionali, Roma, ISTAT.

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