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Un popolo non eletto

In occasione della finale live della settima edizione dell’Aquara Music Fest, ancora una volta, e sempre in forma più cruente, la questione palestinese ci inchioda innanzi alle responsabilità politiche e morali del genocidio perpetrato da Israele. Se da più parti giunge la necessità di manifestare vicinanza al popolo palestinese allora una parte del mondo, quella ricca, liberista e affarista, non è né distratta né in ritardo, è volutamente cieca e sorda, insensibile alle richieste di esseri umani che non hanno nulla da barattare se non il loro diritto alla vita.

di Marcello Marro

* Malaka Mahmoud Abu Awda, “Tra le macerie”.

Marcello Marro, Laureato in Matematica, è docente di Matematica e Fisica.

IL RELATIVISMO DEL CARNEFICE

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

L’anno scorso dedicammo questo momento alla sofferenza di tutti i popoli che vivono in situazione di guerra e in particolare alla questione palestinese, pensando non fosse possibile andare oltre quelle barbarie, convinti di aver toccato il fondo e invece a un anno di distanza la situazione è peggiorata, anzi ora si parla apertamente di occupare Gaza e di renderla più evanescente di quanto lo sia già. Proprio in questi giorni Israele ha approvato il Blocco E1 cioè l’insediamento di una nuova colonia che divida in due la Cisgiordania con lo scopo di cancellare per sempre l’idea di uno Stato Palestinese. Oggi è il 22 agosto dell’anno 2025 e siamo in questa bella piazza di Aquara per assistere a una felice serata di musica. Siamo sereni e contenti in quest’ultimo scampolo di estate. Probabilmente, mentre celebriamo il nostro festival di musica, decine e decine di palestinesi sono stati o saranno uccisi e sempre più persone si troveranno in uno stato di disperazione profonda. Solo dal mese di marzo sono state registrate migliaia e migliaia di vittime, molte delle quali bambini, nonché una crescente e disperata emergenza umanitaria. A Gaza si muore non solo sotto i colpi di bombe e proiettili, ma anche per un uso strategico della fame come arma di guerra. Israele, attraverso i suoi governanti, sta intenzionalmente distruggendo la società palestinese. Intanto, la comunità internazionale si divide tra chi ritiene sia corretto parlare di genocidio e chi invece no, abbandonandosi di fatto all’inerzia o, peggio ancora, al sostegno diplomatico incondizionato a Israele, legittimando di fatto le atrocità perpetrate e rendendosi corresponsabile di efferati crimini contro l’intera umanità. Che sia giusto o meno parlare di genocidio è probabilmente irrilevante, ciò che è rilevante è capire se sia legittimo e giusto uccidere arbitrariamente donne, uomini e bambini innocenti in nome della lotta al terrorismo e della liberazione degli ostaggi ancora in mano ad Hamas. Secondo recenti stime finora per ogni ostaggio ci sarebbero state circa 1200 vittime palestinesi.

Nel marzo del 1944 a Roma, per rappresaglia a un attacco partigiano in via Rasella che causò l’uccisione di 33 soldati tedeschi, i nazisti fucilarono presso le Fosse Ardeatine per vendetta 335 persone tra civili e militari italiani prigionieri, determinando un rapporto di ritorsione di circa 10 italiani uccisi per ogni nazista morto. Ciò che a Roma nel 1944 viene ricordato come un massacro atroce con un rapporto 10 a 1, a Gaza assume proporzioni centinaia di volte superiori. In entrambi i casi la logica della rappresaglia appare sproporzionata, ma nel caso attuale la sproporzione è enormemente più grande.

Renato Guttuso, Fosse Ardeatine.

Le Fosse Ardeatine sono universalmente ricordate come un eccidio. Come sarà ricordato ciò che sta accadendo a Gaza? Forse è proprio vero che le cose andrebbero chiamate col proprio nome, è inutile fingere di confondersi per lavarsi la coscienza. Come ci esorta a fare la poesia di Primo Levi citata all’inizio, facciamo nostro il monito e

Meditiamo che questo è:

Scolpiamolo nel nostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandoci alzandoci;
Ripetiamolo ai nostri figli.

Si tratta di uno sterminio, si tratta di un genocidio, si tratta di un crimine contro l’umanità!

Eppure nei discorsi politici, i leader israeliani parlano di lotta al terrorismo, diritto all’autodifesa e protezione dei cittadini. Ma anche se appare facile manipolare le parole, citando Fabrizio De Andrè, rispondiamo loro “per quanto vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti” e come voi è coinvolto anche il dio degli ebrei, quel dio che ha eletto il suo popolo a vivere secondo la sua volontà e che qualcuno ha mal interpretato come una volontà di guerra, perché nella Bibbia è scritto che Dio è con Israele:

Il Signore, tuo Dio, ti farà entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva promesso di dare a te; ti condurrà alle città grandi e belle che tu non hai costruito; alle case piene di ogni bene che tu non hai riempito; alle cisterne che tu non hai scavato; alle vigne e agli uliveti che tu non hai piantati … Se vuoi essere felice ed entrare in possesso della terra fertile, come il Signore ha promesso ai tuoi padri, dovrai fare quel che è giusto e buono, come il Signore vuole. Il Signore scaccerà i tuoi nemici davanti a te, come ha promesso”.

Cosa direbbe quel dio se davvero vedesse come alcuni “eletti” interpretano la sua legge?

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