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La strategia della tensione e la Commissione d’Inchiesta

Secondo appuntamento per l’edizione speciale de “il Ronzìo” sul più oscuro periodo della Repubblica Italiana.

L’operato della Commissione ha voluto fornire di quel periodo e di quegli eventi una ragionevole spiegazione, senza escludere che in un futuro nuove e più decisive acquisizioni consentano o in sede parlamentare o in sedi diverse (giudiziaria e/o storiografica) correzioni, puntualizzazioni e precisazioni.

di Giuseppina Di Stasi

* “La prima bomba” di Marco Rizzo e Margherita Tramutoli.

Laureata in Filosofia con Ph.D. in Filosofia medievale, è docente di Filosofia.

Nel precedente articolo … La natura, il significato e le conseguenze della Strategia della tensione

LA COMMISSIONE PARLAMENTARE COME FONTE INTERPRETATIVA

Con la legge n. 172 del 17 maggio 1988 è stata costituita la Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, composta da venti deputati e venti senatori (oltre al Presidente che viene scelto di comune accordo dai Presidenti delle due Assemblee, al di fuori dei predetti componenti, tra i membri dell’uno e dell’altro ramo del Parlamento).

La Commissione, al termine dei suoi lavori, nella seduta del 22 marzo 2001, ha deciso all’unanimità che, in assenza di un documento sottoposto a voto, vengano pubblicati integralmente, utilizzando anche gli adeguati supporti informatici, tutti gli atti ed i documenti prodotti e acquisiti dalla Commissione dando la precedenza, nell’immediato, ai diciannove elaborati depositati, quali proposte di relazione, nel corso della XIII legislatura dalle varie componenti politiche e che non sono stati oggetto di discussione.

Pochi dati per descrivere il lavoro svolto: atti, perizie, documenti giudiziari, studi e testimonianze per oltre 700.000 pagine. Con le acquisizioni della XII Legislatura si è ormai bel oltre il milione di fogli raccolti nell’archivio di Palazzo San Macuto. La mole del materiale costituisce un caso unico nella storia del Parlamento Italiano.

D’altra parte la Commissione ha indagato su un arco di temi assai vasto, sistematizzati in tre filoni principali: strategia della tensione (stragi, tentativi di colpi di stato, Gladio, Alto Adige, eversione nera), disastro di Ustica e caso Moro.

Per un’analisi degli anni della strategia della tensione (1969-1974), i quali rappresentano un nodo cruciale della storia dell’Italia contemporanea, voglio partire proprio dagli “Appunti per una relazione conclusiva” elaborati dalla Commissione: “Perché soltanto in Italia nei difficilissimi anni ’70 un’intera generazione fece scelte politiche estreme e molti in gran parte giovani e giovanissimi ricorsero alla violenza sanguinaria delle armi, gli uni per abbattere lo Stato, gli altri per trasformarlo in senso antidemocratico?

L’operato della Commissione ha voluto fornire di quel periodo e di quegli eventi una ragionevole spiegazione, senza escludere che in un futuro anche prossimo nuove e più decisive acquisizioni consentano o in sede parlamentare o in sedi diverse (giudiziaria e/o storiografica) correzioni, puntualizzazioni e precisazioni.

Sono state seguite essenzialmente due direttrici: la prima consiste nel dare atto che la storia nazionale non può essere sino in fondo compresa se avulsa dalla storia del mondo. “Improduttivo sarebbe in altri termini – si legge negli atti – continuare a misurarsi con una tragica stagione del vissuto nazionale, prescindendo dal contesto internazionale, nel quale lo stesso venne a situarsi. Ma, al contempo, è necessario non perdere mai di vista la specificità politica e sociale del caso italiano, questa è la seconda direttrice, sfuggendo alla ricorrente tentazione di ritenere che le sue patologie abbiano avuto cause solo esclusivamente esogene e cioè abbiano costituito un mero riflesso interno della guerra fredda”.

Per una verità storica definitiva dunque ci vorrà ancora tempo. Di sicuro è condivisibile quanto scrive Mirco Dondi nel suo “L’eco del boato” a p. 361: “La reazione politica e mediatica di condanna a Piazza della Loggia dà l’impressione di assistere a un’inversione del codice ideologico da sempre prevalente nella storia dell’Italia repubblicana. Dopo la strage di Brescia, per la prima volta, l’antifascismo appare prioritario rispetto all’anticomunismo”. Per il Paese si aprirà una stagione di importanti riforme (sanità, nuovo diritto di famiglia, legalizzazione dell’aborto e legge sull’equo canone per la casa) ma all’opposizione comunista resterà interdetto il vero e proprio governo e con la solidarietà nazionale (III e IV governo Andreotti 1976-1979) si imporrà, secondo lo studioso, un sistema consociativo.

I documenti elaborati dalla Commissione hanno consentito, tuttavia, una ricostruzione insieme più completa e complessa del quadro interno e dello scacchiere internazionale. E’, quindi, in questa prospettiva che può cogliersi appieno il significato di quanto affermato dal senatore a vita Paolo Emilio Taviani, secondo cui le ragioni ultime dello stragismo, che ha funestato il Paese, devono rinvenirsi nella doppiezza della politica estera italiana.

Nella stessa prospettiva suscettibile, si legge sempre nelle pagine redatte dalla Commissione, “di rimeditazione diviene altresì la categoria concettuale del doppio Stato, idonea a descrivere specifiche modalità operative di interi settori della amministrazione statale; ed in particolare dei c.d. apparati di forza (forze armate, carabinieri, polizia ecc…), che nel periodo ampiamente operarono ad un doppio livello, l’uno conoscibile, l’altro destinato a restare segreto anche al Parlamento e alla autorità giudiziaria.”

Le acquisizioni operate dalla Commissione infatti consentono su ciò una serie di innumerevoli riscontri; attestano cioè nell’Italia del periodo un’abnorme estensione dell’area del segreto, certamente maggiore di quella ammissibile in un ordinamento democratico. Tuttavia, tale dualità, oggettivamente riscontrabile nell’agire degli apparati di forza non può essere valutata adeguatamente se non all’interno di un contesto nazionale, che complessivamente venne a determinarsi già nei primi anni della storia repubblicana con il calare della cortina di ferro e l’instaurarsi della guerra fredda in ragione della specifica situazione politica interna; un contesto che ben può dirsi caratterizzato da una serie di dualità interagenti.

In conclusione la strategia della tensione “è stata allo stesso tempo – qui riprendo quanto scritto da Luca Scialò1la più evidente manifestazione dei condizionamenti imposti alla sovranità del nostro Stato e il reagente che ha fuso in un’unica micidiale miscela le principali espressioni della devianza del potere (servizi segreti, forze oscure, finanza corsara).”

La strategia della tensione ed i suoi lunghi riflessi rappresentano dunque uno strano corso della democrazia che ha determinato una spirale di ambiguità le quali ancora oggi faticano ad essere comprese a pieno nelle proprie incidenze sociali, politiche ed istituzionali ma che, di sicuro, ha minato, come sostiene Dondi nel libro citato, le istituzioni democratiche e la convivenza sociale in Italia, contribuendo ad affievolire anche la forza della partecipazione pubblica alla vita civile del Paese.

Nel successivo articolo … Gli anni di piombo e il carcere duro

Referenze bibliografiche

1 L. Scialò,  Le stragi dimenticate. La strategia della tensione secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia, Ed. Boopen, 2008.

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