
Da oggi, a 45 anni dall’attentato alla stazione di Bologna, il Ronzìo rilascerà una serie di articoli di approfondimento sul più oscuro periodo della Repubblica Italiana.
Ha avuto (ed ha) lo scopo di condizionare la politica italiana in dipendenza dei vincoli cui è legata, a causa dai trattati successivi alla sconfitta dell’ultima guerra mondiale ed alla conseguente subordinazione agli interessi strategici anglo americani.
di Giuseppe Serrelli
* Foto dell’orologio della stazione di Bologna fermo nell’istante della deflagrazione dell’ordigno.

Avvocato, militante politico negli anni ‘70, si interessa di storia, politica e fotografia.
ITALIA, UNA REPUBBLICA CON DEMOCRAZIA LIMITATA?
La natura, il significato e le conseguenze della cosiddetta “Strategia della tensione” possono riassumersi nei seguenti punti:
- ”La strategia della tensione” è stata (e probabilmente continua ad essere) un’attività di ingerenza nella politica di uno stato sovrano, attuata attraverso l’uso della violenza, con l’impiego di mezzi militari non convenzionali, di intelligence e di informazione pilotata. Quest’ultima, assimilabile alla categoria della guerra psicologica, ha orientato il giudizio dell’opinione pubblica, interpretando il fenomeno stragista nel senso più funzionale ai poteri, esterni ed interni, responsabili di questa strategia;
- Ha avuto (ed ha) lo scopo di condizionare la politica italiana in dipendenza dei vincoli cui è legata dai trattati successivi alla sconfitta dell’ultima guerra mondiale ed alla conseguenza subordinazione agli interessi strategici anglo americani.
- Gli innumerevoli atti di violenza perpetrati (attentati, stradi, omicidi) hanno quasi sempre seguito lo schema delle operazione sotto falsa bandiera (false flag), con l’aiuto consapevole o meno di vasti settori dell’informazione, che hanno assecondato gli scopi reconditi dei registi della strategia; la quale, in definitiva, può anche essere paragonata ad un tipo particolare di guerra ibrida non dichiarata; abbastanza singolare, poiché condotta da uno stato (egemone) contro un suo alleato.
- Il ceto dirigente italiano, da quello politico, ai vertici di tutte le principali istituzioni, pubbliche e private, è consapevole di tale situazione, e definitivamente convinto che trattasi di un vincolo ineludibile e tutto sommato accettabile. Diversamente, sarebbe posto in condizione di perdere il potere residuale ad esso concesso da poteri soverchianti, extra nazionali. Esemplare la recente risposta di Romano Prodi a Lilli Gruber, che lo interrogava sul radicale cambiamento della posizione di Giorgia Meloni sulle sanzioni alla Russia: “Se non avesse cambiato linea sarebbe già caduta” (8 ½ del 12 aprile 2023). Non v’è dubbio che questa consapevolezza è divenuta incrollabile dopo le uccisioni di Enrico Mattei e quella ancor più drammatica di Aldo Moro.
Il Dizionario di storia della Treccani definisce l’espressione “Strategia della tensione” come “Strategia eversiva basata principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario. L’espressione fu coniata dal settimanale inglese The Observer, nel dicembre 1969, all’indomani della strage di piazza Fontana, generalmente considerata l’avvio della strategia della tensione, sebbene alcuni studiosi ne retrodatino l’inizio alla strage di Portella della Ginestra (1947) o al colpo di stato piano Solo del generale De Lorenzo (1964).”

L’arma stragista fu usata ancora nel 1970 (strage di Gioia Tauro), nel 1973 (strage della questura di Milano), nel 1974, all’indomani della vittoria progressista nel referendum sul divorzio (strage dell’Italicus, strage di piazza della Loggia), e ancora nel 1980 (strage di Bologna), ma non fu l’unica espressione della strategia della tensione, la quale passò anche attraverso l’organizzazione di strutture segrete, in alcuni casi paramilitari e comunque eversive (Rosa dei Venti, Nuclei di difesa dello Stato, loggia P2, ecc.), i collegamenti internazionali (le strutture Gladio o Stay-behind), la progettazione e la minaccia di colpi di Stato (il piano Solo del 1964, il tentato golpe Borghese del 1970), e infine la sistematica infiltrazione nei movimenti di massa e nelle organizzazioni extraparlamentari, comprese quelle di sinistra, al fine di innalzare il livello dello scontro.
La retorica fuorviante dello stragismo fascista
Osservando il quadro complessivo dello stragismo, appare riduttivo parlare di stragi fasciste: la mano dei fascisti è, a seconda dei casi, pura manovalanza, organizzazioni di estrema destra impegnate in attività eversive di vario genere (attentati, assassini, depistaggi), oppure pezzi dell’apparato statale (caratterizzati da un orientamento politico marcatamente di destra) capace di minacciare un colpo di stato in combutta con organizzazioni di ispirazione fascista. In ogni caso, le formazioni di estrema destra che hanno preso parte a questi episodi sono sempre state coperte, indirizzate, ed eventualmente finanziate dai servizi anglo-americani (e dalle propaggini italiane annidate al Viminale e nei vertici militari, quasi sempre legati alle strutture Nato), che, in ogni caso, ne assumono la responsabilità sia sul piano operativo che strategico.
I trattati post Yalta, pubblici e segreti (non sottoponibili a referendum popolare) e la sovranità limitata dell’Italia.
Al contempo, l’interpretazione di una strategia intesa ad “innalzare il livello dello scontro” va allargata ad una visone più ampia, che riconduce il filone stragista ad una più generale necessità di tenere sotto controllo stringente, da parte USA, un Paese non solo cruciale per la sua posizione al centro del Mediterraneo, ma anche caratterizzato da una inaffidabilità politica, attribuita essenzialmente alla presenza, al suo interno, del più forte partito comunista presente in Occidente, formatosi e cresciuto inaspettatamente in quell’area che gli accordi di Yalta avevano assegnato all’influenza anglo-americana.
Sotto questo profilo la Strategia della tensione è un complemento essenziale all’attività di ingerenze da parte anglo-americana, che vanno dalle pressioni diplomatiche, all’esercizio di poteri scaturenti dai trattati pubblici o segreti firmati nell’immediato dopoguerra, che consentono alle potenze vincitrici di avere voce in capitolo nella formazione del governo, nella nomina dei vertici militari e dei servizi, nelle scelte delle politiche militari, energetiche, e perfino economiche e finanziarie.
La Strategia della tensione, dunque, è stata di volta in volta uno strumento di pressione estrema nei confronti dei governi, oppure, al contrario, una forma di stabilizzazione indiretta del sistema, quando, nella competizione elettorale, le sinistre avanzavano in modo tale da mettere in pericolo, anche sotto il profilo simbolico, i confini invalicabili fissati a Yalta.

In questa ottica può leggersi il primo episodio di grave provocazione e intimidazione: la strage di Portella della ginestra. Il movimento contadino meridionale individuava e cercava di praticare obiettivi di appropriazione delle terre, guidato da dirigenti socialisti o comunisti, visti come fumo negli occhi dal blocco di potere consolidatosi dopo la Liberazione; blocco rimodellato, anche, dall’occupazione bellica statunitense che, accordandosi con la mafia, aveva garantito alle forze alleate una occupazione e un attraversamento della Sicilia senza problemi. La strage di Portella, in alcuni lavori storiografici è interpretata come un’anticipazione di quel che avverrà nel Paese a partire da Piazza Fontana, come il preavviso di una strategia del terrore nei confronti dei movimenti di emancipazione di classe, che già racchiude in sé tutti quegli elementi che emergeranno con chiarezza negli anni a venire: la complicità tra stato, mafia, forze economiche dominanti, servizi Usa e organizzazione di estrema destra che, nel caso di Portella, sarebbero individuabili in elementi dalla X Mas di Junio Valerio Borghese, passato, a seguito della sconfitta dell’Asse, alle dipendenze dei servizi inglesi.

Le ipotesi relative alla presenza dei servizi americani e di elementi di estrema destra provenienti dal gruppo di Valerio Borghese nella strage di Portella trovano conferme documentali dalla desecretazione di documenti della CIA, effettuata dal governo americano negli anni 2000.
Le “verità dicibili” delle Commissione Moro 2
La consapevolezza da parte della classe dirigente italiana, quanto meno quella più avveduta, della sovranità altamente limitata dell’Italia e delle drammatiche conseguenze cui il Paese può andare incontro, ove mai si tentasse di superare i limiti stabiliti, è certificata dalle parole scritte a conclusione dei lavori della Commissione parlamentare Moro 2, che ha indagato sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro: “Alla luce delle indagini compiute, dunque, il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro non appaiono affatto come una pagina puramente interna dell’eversione di sinistra, ma acquisiscono una rilevante dimensione internazionale. Al di là dell’accertamento materiale dei nomi e dei ruoli dei brigatisti impegnati nell’azione di fuoco di via Fani e poi nel sequestro e nell’omicidio di Moro, emerge infatti un più vasto tessuto di forze che, a seconda dei casi, operarono per una conclusione felice o tragica del sequestro, talora interagendo direttamente con i brigatisti, più spesso condizionando la dinamica degli eventi, anche grazie alla presenza di molteplici aree grigie, permeabili alle influenze più diverse.” (Stralcio tratto dalle Considerazioni conclusive della Relazione finale della Commissione parlamentare Moro 2, approvata con votazione unanime il 06/12/2017, pag. 268.
E ancora: “Nel corso dei lavori della Commissione e nelle precedenti relazioni si è fatto riferimento al concetto di “verità dicibile”, a proposito del “memoriale Morucci” e più in generale del quadro emerso in sede giudiziaria nel corso degli anni ’80. L’analisi, su base documentale, delle vicende del “memoriale” e dei percorsi dissociativi qui richiamati consente di individuare con più precisione gli attori politici e giudiziari che, nel corso degli anni ’80, realizzarono questo processo di stabilizzazione di una “verità parziale” sul caso Moro, funzionale a una operazione di chiusura della stagione del terrorismo che ne espungesse gli aspetti più controversi …”. (Commissione parlamentare Moro 2 – Conclusioni – Pagina 139).

Del resto, la struttura Gladio (Stay-behind per gli americani), frutto di un accordo segreto tra Usa e Italia, costituita per vegliare sulla fragile democrazia italiana nell’immediato dopoguerra, viene così descritta, già nell’agosto 1994, dal G.I. F. Grassi presso il Tribunale di Bologna: “È stata acquisita agli atti documentazione di evidente valore proba- torio attestante come la struttura Gladio fosse diretta essenzialmente a controllare e neutralizzare le attività comuniste. Ciò in tempo di pace ed in caso di sovvertimento interno dentro i nostri confini per arginare l’influenza delle opposizioni di sinistra. Si tratta di testimonianze, di do- cumenti acquisiti presso la VII divisione (…) che travolgono il parere fornito dall’Avvocatura dello Stato al Presidente del Consiglio dell’epoca circa la compatibilità tra S/B (Stay behind) e ordinamento costituzionale dello Stato. (…) Gladio è stata una struttura armata clandestina che si è posta il compito apertamente illegale di favorire gli interessi di una nazione alleata ma straniera, di violare la Costituzione, di ricorrere a metodi violenti per bloccare le dinamiche democratiche, di porsi accanto e di favorire bande armate neofasciste che perseguivano con il medesimo intendimento anticomunista le identiche finalità della CIA” – Ordinanza – sentenza del 3 agosto 1994 – Trib. penale di Bologna. Pp. 153, 154, 155.

In conclusione, la Strategie della tensione è stata, e forse continuerà ad essere, un potente strumento di condizionamento, una tattica di guerra ibrida che rientra, tuttavia, in un quadro strategico più ampio, all’interno del quale si combatte una guerra senza esclusione di colpi, condotta dall’Impero Usa per garantire la propria egemonia sui Paesi satelliti, cui sono concessi vari margini di autonomia a seconda della loro dislocazione nello scacchiere geopolitico e dell’evolversi dei rapporti di forza con le realtà emergenti: Cina, Russia, Brics.
Nel successivo articolo … La strategia della tensione e la Commissione d’Inchiesta come fonte interpretativa
Referenze bibliografiche
Vincenzo Calia e Sabrina Pisu, Il caso Mattei, Chiarelettere;
Umberto Santino, La democrazia bloccata. La strage di Portella della Ginestra e l’emarginazione delle sinistre, 1997, Rubettino;
Nicola Tranfaglia, Come nasce la Repubblica. La mafia, il Vaticano e il neofascismo nei documenti americani e italiani. 1943-1947, 2004, Bompiani;
Relazione finale della Commissione parlamentare Moro 2, approvata con votazione unanime il 06/12/2001
Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, Il golpe inglese. Da Matteotti a Moro: le prove della guerra segreta per il controllo del petrolio e dell’Italia, Chiarelettere;
Giovanni Fasanella, Colonia Italia. Giornali, radio e tv: così gli Inglesi ci controllano. Le prove nei documenti top secret di Londra, 2019, Chiarelettere;
Gero Grassi, Aldo Moro: La verità negata, distribuito in rete gratuitamente.

