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Eudemonìa


“Eudemonìa” è la sua ultima fatica letteraria, un romanzo allegorico che ci ricorda i concetti fondamentali della vita. Un viaggio attraverso la propria spiritualità non solo religiosa.

di Livia Di Gioia

Studentessa in Lettere Classiche, è passionata di teatro, scrive per hobby con attenzione al panorama internazionale.

UN PERCORSO ALLA RICERCA DELLE COSE IMPORTANTI DELLA VITA

Francesco Abate è nato a Salerno nel 1984 e vive a Battipaglia. Amante della lettura e della scrittura sin da piccolo, nel 2009 pubblica il suo primo romanzo “Matrimonio e Piacere”, al quale seguiranno poi “Il Prezzo della Vita”, nel 2015, e “I Protettori di Libri”, nel 2019. Dal 2017 collabora con il sito Spillwords.com, sul quale pubblica le sue poesie. Nel 2022 pubblica la prima silloge poetica “Inferno”, la quale ottiene diversi riconoscimenti come il secondo posto all’VIII Premio Letterario “Città di Siena”, la Menzione Speciale della Giuria al Premio “Nabokov” 2023 e la Menzione d’Onore alla VI edizione del Premio “Lord Byron – Porto Venere – Golfo dei Poeti”, e viene inoltre scelta tra i finalisti del Contropremio “Carver” 2023. Il suo racconto “La Fuga” nel 2020 viene incluso nell’antologia “Ekatomere – Racconti tra Decameron e pandemia”. Nel 2024 il racconto “Il Ladro” è stato scelto tra i finalisti del Premio “Nabokov” 2024 ed incluso nell’antologia “Traiettorie”.

Francesco Abate

La trama del suo ultimo romanzo è fin da subito avvincente e piena di colpi di scena, infatti il protagonista Francesco è un giovane di 35 anni che vive intrappolato nella routine e nell’insoddisfazione, che si ritrova improvvisamente coinvolto in una missione impossibile: il re del suo paese gli ordina di trovare Dio. Un compito assurdo, soprattutto per un ateo come lui. Eppure questo viaggio diventa l’occasione per esplorare il senso della vita, della felicità e della ricerca di se stessi. Attraverso un mondo in cui la realtà si mescola con il simbolismo, Francesco dovrà affrontare prove, incontri ed ostacoli che lo porteranno a mettere in discussione tutto ciò che crede di sapere. Tra riflessioni profonde ed atmosfere suggestive, il lettore sarà trascinato in un’avventura filosofica che richiama i grandi classici della letteratura allegorica.

Come nasce l’idea di scrivere “Eudemonìa”?

Eudemonìa” nasce dal bisogno di mettere ordine in ciò che sento di aver capito nei miei primi quarant’anni di vita e di condividerlo con la gente. Di tutto ciò che ho scritto, forse questo è il romanzo che per me è stato più urgente, sentivo il bisogno di scriverlo e di condividerne il messaggio con tutte quelle persone che amano indagare a fondo su tutti gli aspetti dell’esistenza e fuggono la superficialità.

Collocheresti nel genere fantasy la tua opera?

I generi sono etichette, e come tali difficilmente riescono a descrivere la complessità di un romanzo. Credo che sarebbe riduttivo descrivere “Eudemonìa” come un fantasy, un’opera che ha il semplice scopo di immergere il lettore in un mondo fantastico, perché ogni immagine in questo romanzo rappresenta contemporaneamente ciò che appare e qualcos’altro. Credo sarebbe più corretto definirlo un’allegoria, cioè un romanzo che nasconde i propri significati dentro immagini fantastiche, quindi un’opera dove ogni cosa simboleggia un’idea, un concetto o un aspetto dell’esistenza umana. Chi sceglie di leggere “Eudemonìa” si troverà davanti una storia che non può essere compresa se letta superficialmente, è necessario che il lettore si sforzi di guardare oltre le apparenze e colga la reale natura di tutto ciò che trova descritto.

Il personaggio principale porta il tuo stesso nome per raccontare un po’ anche la tua storia o è solo una casualità? Perché la scelta del nome Francesco?

Come dicevo prima, un romanzo è un organismo complesso, quindi non può essere incasellato dentro un’etichetta, un genere. Oltre ad essere un’allegoria, “Eudemonìa” è un romanzo autobiografico – un’autobiografia del pensiero –, cioè descrive quelle che sono state le mie riflessioni, e per farlo racconta di questo viaggio che è una rappresentazione del mio percorso spirituale. Il protagonista vive la mia esperienza, ma non è questa l’unica ragione dietro la scelta del suo nome. Francesco è un nome molto comune, uno dei più comuni in Italia, quindi è perfetto perché il protagonista è un uomo qualunque, vive il malessere spirituale che vivono milioni di persone e si trova ad intraprendere un cammino che tutti prima o poi dovremmo fare. Nell’economia del romanzo per me era importante trasmettere il messaggio che il protagonista di quest’avventura non è un uomo straordinario, né appartiene ad una particolare categoria, ma è un essere umano qualunque, molto probabilmente simile al lettore che lo accompagna nel suo lungo viaggio.

Francesco ha paura di vivere, così come un po’ anche gli altri personaggi che incontra nel suo viaggio, per poi arrivare alla sua “Eudemonìa”. Come si arriva al proprio benessere interiore? Che viaggio va intrapreso per stare bene con se stessi e gli altri?

Francesco è come tanti di noi, smarrito in una selva oscura perché privo di una direzione verso quale muoversi, oltre che di una luce che illumini i suoi passi. Uno dei punti centrali del messaggio che voglio trasmettere con “Eudemonìa” è che non c’è una ricetta per la felicità, ognuno deve trovare la propria strada e percorrerla. Come è facile intuire, è impossibile trovare una strada se non si sa qual è la meta da raggiungere, quindi chi non capisce cosa è davvero la propria felicità non può raggiungerla. Una persona può capire qual è la propria felicità, quindi la meta da raggiungere, solo conoscendo se stesso, e per farlo deve innanzitutto liberarsi dei pregiudizi e delle morali precostituite che la società ci impone attraverso un continuo lavaggio del cervello, deve quindi diventare tabula rasa e da lì ricostruirsi per comprendersi. Nel corso del viaggio, qualunque sia la meta, si trovano scorciatoie ed ostacoli, è perciò molto importante muoversi con gli occhi bene aperti e con lo spirito critico sempre acceso.

Perché bisognerebbe leggere il tuo libro?

Lo scopo che cerco di raggiungere con “Eudemonìa” non è quello di fornire risposte, io infatti ho le mie e sarei folle se credessi che hanno valore universale; quello che cerco di fare è insinuare dei dubbi nella mente del lettore, creare delle crepe nelle fondamenta delle sue convinzioni, così da stimolare in lui delle riflessioni. Io credo che lo scopo della letteratura sia quello di accendere la mente del lettore, operare una piccola magia e trasformarlo in una persona diversa. Leggere “Eudemonìa” può essere utile per mettere in discussione tutto quello che si crede di sapere sulla vita e su se stessi, guardare l’universo da una prospettiva diversa e scorgervi delle verità prima nascoste.

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Da sempre “il Ronzìo” va letto con calma. Quando si ha voglia. Senza fretta. Poiché non avendo notizie di cronaca non ha scadenze. Può essere letto sempre. “il Ronzìo” nel mare delle informazioni di oggi vuole essere una piccola goccia ostinatamente esagonale.

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