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Il sindaco pescatore

In occasione della presentazione del libro IL VENTO TRA LE MANI di Dario Vassallo, fratello di Angelo, il sindaco ucciso il 5 settembre del 2010 a Pollica (SA), una sintesi dell’intervento in apertura dell’incontro. Una riflessione sull’eredità culturale di Angelo Vassallo.

di Arturo Stabile

* Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (1995 – 2004 e aprile – settembre 2005).

Laureato in Fisica con Ph.D. in Fisica, è docente di Fisica, Geometria e Matematica. www.arturostabile.com

L’EREDITA’ DI ANGELO VASSALLO

Per una corretta analisi della dimensione umana e politica di Angelo Vassallo bisogna smettere per un attimo di pensare al suo tragico epilogo, che rimane senza dubbio un atto grave contro la persona e contro ciò che in quel momento egli rappresentava. Bisogna evitare il rischio che il suo pensiero e le sue azioni in vita passino in secondo piano perché, in una società sempre più distratta dai titoli sensazionalistici, la cronaca nera attira morbosamente più della notizia in sé. Sia ben intenso che la verità dei fatti è necessaria per rendere giustizia, ma, nell’attesa che questa si materializzi, rimane fondamentale l’analisi del pensiero e dell’operato di Angelo Vassallo, del suo vivere quotidiano come amministratore, pescatore e cittadino.

Quando ci si muove spinti da un’onda emotiva, e il suo omicidio come anche le modalità di esecuzione generano sentimenti di condanne unanime, si può avere un’azione di controllo civico anche più intensa, ma come ci insegna la fisica, ad intensità elevate corrispondono anche brevi intervalli di durata.

La nostra società ha beneficiato spesso di eroi che hanno concentrato il proprio sforzo in brevi intervalli di tempo; sarebbe ora auspicabile avere soltanto cittadini che trasformano i propri ideali in azioni concrete. L’atto più rivoluzionario sarebbe senza dubbio il declinare quotidianamente gli ideali in cui quasi tutti noi, almeno in teoria, ci riconosciamo. Se riuscissimo a coniugare il ricordo con un’azione costante nella vita quotidiana ne gioverebbe la società e ne gioverebbero anche le relazioni interpersonali.

Angelo Vassallo è stato assassinato da una mano criminale che non è nata dalla sera al mattino, ma avuto modo di crescere e alimentarsi nel grembo del Cilento, di nascondersi in zone grigie dai contorni non ben delimitati. Queste forme moderne di malavita hanno una propensione al mimetismo ambientale; tendono a manifestarsi sotto forma dei colori locali. Il loro obiettivo è conquistare territori dove, nelle migliori ipotesi, far girare le proprie economie di riciclaggio o, come nelle peggiori, smaltire rifiuti. Sono in disuso le modalità pubbliche, tenute in vita soltanto da opere cinematografiche, grazie alle quali il malavitoso era riconoscibile con il suo inconfondibile stile. Oggi, la società deve dotarsi di nuovi anticorpi per rimanerne immune.

Sta anche a noi, appunto, società civile, reagire. Nessuno deve fare l’eroe, ma si tratta di scegliere, di voler capire, o anche semplicemente di non voltarsi dall’altra parte. Se la mafia uccide, il silenzio pure – famoso grido di Peppino Impastato – non deve riecheggiare soltanto come slogan, allora dovrà esserci una primavera di valori e di senso di appartenenza ad un territorio da rispettare e conservare. Tuttavia, oggi più che ieri, assistiamo ad un duplice comportamento nella dinamica socio politico amministrativa, ovvero, più si è portatori di un interesse tanto più si è disposti a negare anche il proprio pensiero pur di partecipare ai tavoli decisionali, mentre più si è svincolati da interessi di parte tanto più ci si allontana dalla politica, causando un progressivo distacco tra il governo del popolo e la sua realizzazione. Non vi è da meravigliarsi se spesso assistiamo a scelte proposte da soggetti scorrelati dal territorio e da quelle dinamiche economico sociali oggetto delle scelte. La perdita di contatto dalla realtà, fatta innanzitutto da uomini e di donne, sarebbe definitiva.

Angelo Vassallo era il contrario di tutto ciò; perché egli da figlio di pescatore avendo ben chiaro come la dignità degli uomini si concretizza con il lavoro, era consapevole che la sua realtà territoriale fosse legata al mare. Non era possibile scindere un’azione politica rivolta alla realizzazione della dignità umana slegata dal conservare e dal rispettare chi o cosa dava e dà tutt’ora ricchezza. La sua politica non poteva prescindere dall’ambiente, non poteva non ascoltare le istanze sociali, non poteva non vedere il malaffare e non poteva non opporsi.

Proprio perché figlio di pescatore, e convinto difensore della propria onestà intellettuale, non poteva girarsi dall’altra parte, esattamente come il sindaco contadino Rocco Scotellaro non poteva non avere al centro della sua azione i contadini. Come ogni altra persona, contigua ad una qualsivoglia realtà lavorativa, avrà sempre un riferimento concreto. Per Vassallo erano i pescatori, spesso definiti contadini prestati al mare. Ogni sua scelta politica ha avuto al centro la persona. Seguendo questa semplice indicazione saremmo tutti più sicuri di non svegliarci domani mattina ed essere amministrati da freddi burocrati o peggio da interpreti di interessi di parte.

Se queste semplici e a tratti banali constatazioni divenissero patrimonio di tutti noi, allora Angelo Vassallo non risulterebbe avulso dalla società. Non ci sarebbe da meravigliarsi che insieme ai suoi pescatori avvia azioni di bonifica e tutela delle coste cilentane. Cerca di costruire una politica a dimensione umana, rifugge dall’utilizzo dello strumento politico usando la forza, ponendosi come guida condivisa di un progetto, e non come interprete di un copione scritto altrove. Fa delle sue scelte la causa di un cambiamento e non un effetto di pressioni esterne di indubbie provenienze.

Angelo Vassallo non voleva divenire un eroe e né tantomeno noi lo dobbiamo considerare tale, altrimenti la nostra percezione ci solleverebbe dai nostri compiti imputando tali azioni solo a uomini coraggiosi. Auspico in futuro una società priva di eroi e costituita da soli cittadini che, pur avendo ricette politiche diverse, condividono gli stessi ideali su cui si fonda la nostra Costituzione.

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Una risposta su “Il sindaco pescatore”

Accomunati dallo stesso destino Vassallo e Scotellaro ci hanno insegnato che si amministra e governa ascoltano la gente. Solo così si sconfigge il male, anche se il prezzo da pagare, a volte, è troppo grande.

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