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Balancín, un racconto di Natale

Una storia di Natale non come tutte le altre, forse la festività più attesa di tutte è solo un espediente per ricordarci che l’essere buoni non è una prerogativa di un solo giorno all’anno.

di Livia Di Gioia

Studentessa in Lettere Classiche, è passionata di teatro, scrive per hobby con attenzione al panorama internazionale.

PRIMA OPERA DI LUCA MAUCIONE

Luca Maucione è nato a Salerno nel 1991. Dopo gli studi in Economia si trasferisce a Milano per conseguire un Master in Comunicazione Digitale all’Università “Cattolica”. Oggi è consulente di marketing e comunicazione per aziende. Oltre alla scrittura creativa, le sue grandi passioni sono il mare, il buon vino e la musica rock.

Balancín – Un Racconto Di Natale” è la sua prima fatica letteraria. E’ un racconto di Natale diverso dal solito, è un racconto per tutti e di tutti. Il protagonista può essere ognuno di noi, con le sue diffidenze, paure, ma anche e soprattutto con le sue passioni ed aperture verso il nuovo. Forse la festività più attesa di tutte è solo un pretesto per ricordarci che l’essere buoni, il compiere buone azioni e l’essere d’aiuto verso l’altro non sono prerogative da compiere solo un giorno all’anno.

Luca Maucione

Come nasce “Balancín”?

“Balancín” nasce dall’esigenza di individuare un briciolo di fiducia negli occhi del prossimo. Precisamente la fiducia disinteressata di uno sconosciuto, una sensazione che aiuta a credere che il mondo sia un bel posto in cui trascorrere la propria esistenza. Era – a mio avviso – un tema attuale nel 2023. Ahimè, lo è ancora di più in questa fine di 2025. In questi due anni l’umanità ha dovuto assistere a scenari a dir poco orribili. Tra le righe di “Balancín” è nascosta una profonda ferita – una faglia – che disunisce l’individuo dall’altro e –naturalmente – da sé stesso. Forse l’incontro fortuito fra i protagonisti del mio racconto serve a ricordarci che senza gli altri possiamo costruire davvero poco. Ognuno è il motore della propria vita: gli altri rappresentano la bellezza, lo scopo, il carburante. Riscoprire la connessione con ciò che ci circonda per ritrovare la propria collocazione nel mondo. Infondo cosa siamo se non “animali sociali”.

Perché hai sentito l’esigenza di dare voce a questo racconto?

Ci sono periodi della vita in cui si avverte la forte necessità di dar voce a messaggi positivi come “non sei solo, amico mio”. Beh, la stesura di questo racconto nasce certamente durante uno di questi periodi. “Balancín” è un racconto estremamente positivo. Il succo dell’intreccio fa emergere tutta l’umanità dei personaggi, non senza fragilità, diffidenza e riluttanza (caratteristiche altrettanto umane). Probabilmente in un periodo di “smartphonizzazione”, di standard da raggiungere e di estrema solitudine, ho voluto ricordare la straordinarietà di un dialogo non previsto.

Quanto c’è di te in questo racconto?

C’è tanto di me. C’è tanto di chiunque altro. L’obiettivo è far guardare il racconto con gli occhi del protagonista. Ho sempre descritto “Balancín” come un racconto di tutti e per tutti. Dinamica quotidiana, persone normalissime e sentimenti comuni. Non è un caso che il protagonista del racconto non abbia un nome o che non venga mai nominato da un secondo personaggio. Penso che leggendo le pagine del libro, in molti abbiano vissuto situazioni o emozioni analoghe.

E’ un viaggio tra riconoscenza, buoni propositi, buone azioni ed anche comprensione. Nella società di oggi, secondo te, il personaggio di Camila verrebbe creduto visto che, alcune volte, non manteniamo fede a quello che diciamo e facciamo?

Rilancio! Il rischio a cui andiamo incontro in questo mondo così rapido e solitario è ancora più alto. Credo che a fine 2025 il personaggio di Camila non avrebbe avuto il tempo di essere creduto. Il passante non si sarebbe neanche fermato ed avrebbe concluso la conversazione – e quindi distrutto la trama – in un istante con un “vado di fretta!”. Tornando alla tua domanda: per quanto mi riguarda “credere nell’altro” è un obbligo morale della società civile. Oggi bisogna sforzarsi e non poco. Tuttavia la fiducia resta un elemento eccezionale e fondante: aiuta a vivere meglio. Oggi credo ancora di più in “Balancín”.

E se ti capitasse di svegliarti davvero dopo un “sogno lucido”, avvertendo che non era del tutto un sogno ed in tasca ti troveresti un foglio di carta con su scritta una frase che te lo conferma, come reagiresti e come cambierebbe la tua vita?

Accoglierei questo segnale per fare meglio. Sono un grande sostenitore di chi sceglie, ogni giorno. Anche piccole scelte. Anche se dovessero rivelarsi poco oculate. Credo che ognuna di esse possa condurre a nuovi bivi e – conseguentemente – ad ulteriori scelte che, senza la precedente, non avresti mai potuto affrontare. Quindi quel biglietto mi aiuterebbe ad avere rinnovato coraggio e ad essere la versione migliore di me. Giorno dopo giorno. Mai sottovalutare gli stimoli. Sono la benzina della nostra vita. Grazie per queste interessanti domande e tanti auguri di un sereno Natale a tutti i lettori.

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