
La provincia di Benevento nel nuovo Stato Unitario nasce ufficialmente con il Decreto Istitutivo a firma di Giorgio Pallavicino, pro-dittatore di Garibaldi e confermato il 17 febbraio 1861.
di Antonio D’Argenio
* Incisione di P. J. Gaultier su disegno di G. B. Natali raffigurante il cinghiale stolato, simbolo della città di Benevento. Secondo la leggenda fu l’eroe acheo Diomede a fondare Benevento e, come segni di riconoscimento, lasciò alla città le zanne del cinghiale caledonio che suo zio Meleagro aveva ucciso nei boschi dell’Etolia.

Laureato in Scienze Politiche, è docente in pensione di Diritto ed Economia, educatore Finanziario, studioso di storia locale.
LA QUESTIONE BENEVENTANA IN PARLAMENTO E NEGLI ENTI LOCALI TERRITORIALI
La provincia di Benevento nel nuovo Stato Unitario nasce ufficialmente con il Decreto Istitutivo a firma di Giorgio Pallavicino, pro-dittatore di Garibaldi e confermato il 17 febbraio 1861. Contestato nei mesi successivi in Parlamento sabaudo, il 15 maggio la Circoscrizione della provincia di Benevento fu definitivamente approvata. L’adesione al nuovo Stato avviene il 21 ottobre 1860 quando 6.970 elettori votarono favorevolmente al Plebiscito svoltosi nell’atrio del Liceo Giannone. Come si arrivò a tale decisione e cosa successe in quel lasso di tempo è lo scopo di questa breve comunicazione.
Il 15 agosto 1860 Salvatore Rampone ottenne dal Comitato Centrale Unitario dei Garibaldini in Napoli il consenso per la nascita della nuova provincia in cambio dell’insurrezione in città e la consegna della stessa a Garibaldi. Fatto di non poco conto se si considera che, all’epoca, nessun Comitato insurrezionale, in Calabria come in Puglia, ad Avellino come a Campobasso, era in grado di insorgere senza la presenza mitica del nizzardo generale.
Il 3 settembre 1860, a Benevento, qualche centinaia di rivoltosi senza spargimento di sangue, anzi con la banda musicale che eseguiva l’inno di Garibaldi, con in testa Salvatore Rampone vestito con camicia rossa, riuscì a metter fine al potere temporale del Papa che durava da oltre 8 secoli1. Una “rivoluzione disciplinata” per usare un termine di Carmine Pinto.
Occorre ricordare che le truppe garibaldine, invece, riuscirono ad entrare a Napoli il 7 settembre.
L’accordo del 15 agosto fu rispettato ed il pro-dittatore Pallavicino, su ordine di Garibaldi, firmò il Decreto che fu in seguito confermato, il 17 febbraio 1861, dall’allora Ministro degli Interni Raffaele Conforti, Procuratore generale della gran corte criminale di Napoli che nel 1848 fu nominato ministro dell’Interno nel governo costituzionale del Regno delle Due Sicilie presieduto da Carlo Troya.
Il 2 aprile successivo, a Torino, in una seduta della Camera dei Deputati durante una discussione sull’amministrazione delle province napoletane, il deputato di Bari, Giuseppe Massari, criticando tale funzione si concentrò, in particolare, sulla nascita della provincia beneventana e sui danni provocati da tale atto alle altre province ed in particolare ad Avellino, Salerno, Foggia, Campobasso e Caserta. Il giorno dopo l’onorevole Beniamino Caso ed altri deputati della provincia di Caserta, di Principato Ultra (Avellino) e del Molise chiesero la sospensione del Decreto. Il dibattito si svolse a Palazzo Carignano, sede del primo Parlamento del nuovo Regno e riguardò la legittimità ed opportunità della nascita della nuova provincia; dibattito seguito con trepidazione in città tanto da inviare Carlo Torre, Governatore della stessa dal 5 ottobre succeduto a Salvatore Rampone in modo non proprio chiaro, allo scopo di perorare la causa facendo conoscere “le circostanze locali e i fatti speciali”, così come da delibera del Consiglio Comunale del 23 aprile 1861.2

La “questione di Benevento” in Parlamento riguardò, dunque, i due decreti istitutivi della nuova provincia, il primo firmato a Napoli il 25 ottobre 1860 dal pro-dittatore Giorgio Pallavicino e controfirmato dal Ministro dell’Interno Raffaele Conforti ed il secondo, firmato dal Principe Eugenio di Savoia Carignano in qualità di luogotenente del Re per le province Meridionali il 17 febbraio 1861, quattro giorni dopo la capitolazione di Gaeta. I due decreti furono discussi nell’ambito della decisione da prendere per la struttura amministrativa proposta da Vittorio Emmanuele al Parlamento. Si discusse, dunque, la legittimità del decreto in quanto l’intervento dell’on. Massari poneva l’attenzione sul fatto che non si era rispettata la legge nella creazione della nuova Provincia in quanto, a suo dire, non si era ascoltata la Commissione creata per il caso e non si era adottata la procedura prevista, arrecando in questo modo danni alle cinque province limitrofe: Avellino, Salerno, Foggia, Campobasso e Caserta. L’onorevole portava ad esempio il fatto che un distretto (Piedimonte d’Alife) in questo modo si vedeva privato del diritto di eleggere il proprio deputato. Lo stesso metteva in dubbio, dunque, se un’autorità locale, temporanea e subordinata, poteva avere il diritto di mutare la circoscrizione territoriale dello Stato.3
Marco Minghetti, ministro degli Interni dal 31 dicembre 1860 al primo settembre 1861, chiamato in causa, rispose soffermandosi sul ruolo storico della città e sostenne che il Governo non aveva creato il Decreto ma lo aveva solo eseguito, ammettendo la mancanza di competenze topografiche per discuterlo nel merito, oltre a sottolineare anche che, comunque, le province interessate restavano grandi: Terra di lavoro con 680.000 abitanti, Capitanata ed Irpinia con più di 300.000. Il 15 aprile successivo fu la volta dell’on. Beniamino Caso, deputato di Terra di Lavoro, che rimise in discussione gli assetti territoriali, chiedendo l’approvazione di un progetto di Legge, a firma anche dei molisani Amicarelli, Moffa e Pallotta e dai casertani Cardente e Tari oltre all’abruzzese Leopardi, per chiedere la sospensione della Legge pubblicata in Napoli il 17 febbraio 1861 in quanto la stessa doveva essere emanata dal Parlamento e non da un governo luogotenenziale. Nella discussione intervenne anche il Barone Eduardo Grelle, deputato della Provincia di Avellino, facendo notare che, essendo la provincia dallo stesso rappresentata tra le più piccole dell’Italia Meridionale, avrebbe dovuto ricevere in cambio altri territori.

In Parlamento, all’epoca, il Sannio era rappresentato dagli onorevoli Niccola Nisco di San Giorgio del Sannio e Federico Torre, fratello di Carlo e fu proprio questi a sostenere la difesa della sua città confutando, punto per punto, le accuse dei colleghi. Dimostrò che il consigliere di Luogotenenza, il marchese D’Afflitto, aveva istituito una Commissione con l’incarico di esaminare gli interessi delle diverse province dopo aver ascoltato i rappresentanti dei comuni interessati.
La Commissione, quindi, era stata costituita e ne faceva parte per la provincia di Campobasso il sig. Grimaldi, per Avellino il sig. Grelle e per Caserta il sig. Cicconi. Relativamente all’affermazione dell’onorevole Massari sul giudizio non ascoltato del Consiglio di Stato presso il Governo dei Borboni, l’onorevole Federico Torre fece notare che quando era stata costituita la Circoscrizione di Benevento, lo stesso non esisteva più. Il suo ruolo consultivo e di supporto al Re negli affari amministrativi, infatti, di 24 consiglieri nominati dallo stesso Re fu definito nel 1820 e fu abolito dopo la riunificazione del Regno d’Italia con D. R. del 10 gennaio 1861.
Riguardo alla rapidità con cui la decisione contestata fu assunta, infine, anch’essa non sembra essere stata determinante, secondo il Torre, visto che dal 25 ottobre al 17 febbraio il tempo trascorso non fu poco. L’onorevole beneventano, inoltre, sottolineò che alla Commissione suddetta fu aggiunto un ufficiale superiore del Genio quale consigliere del Governatore per le questioni topografiche. Le parole con cui Federico Torre terminò l’intervento in aula andarono a sottolineare il ruolo sempre di prim’ordine svolto dalla città nella storia : “chiunque abbia una minima cognizione di storia e di geografia non può non sapere che Benevento è stata sempre una provincia, piccola ma sempre provincia.”4
Nello Stato Pontificio Benevento era Delegazione pontificia così come Ancona, Macerata e Perugia e in passato il Ducato si estendeva su quasi interamente il territorio che all’epoca formava l’ex Reame di Napoli. A queste accorate parole si aggiunse anche Liborio Romano, già Prefetto di Polizia dei Borboni, poi Ministro dell’Interno, per il quale la legge del 17 febbraio 1861 ha confermato il Decreto del 25 ottobre 1860, rispettando l’art.74 dello Statuto che prevedeva che “le circoscrizioni dei comuni e delle province devono essere regolate dalla legge”.5 E così fu in questo caso: il decreto fu attuato con la seconda! Il Parlamento, il 15 maggio 1861, rigettò la proposta e approvò la Circoscrizione della provincia di Benevento anche se nella stesura iniziale erano inclusi comuni quali Ariano, Montecalvo, Flumeri, Castel Baronia e Grottaminarda, sostituiti da altri quale San Bartolomeo in Galdo.6
Il Consiglio Comunale della città, intanto, il 6 giugno 1861 deliberò una dichiarazione benemerita al colonnello Federico Torre per la difesa della città in Parlamento contenente “…. un plauso per aver difeso calorosamente i suoi diritti”7 convincendo l’opinione della Camera.
Nel periodo successivo alla discussione in Parlamento, intanto, si verificarono violente discussioni nei Consigli Comunali e Provinciali dei territori interessati. Il Consiglio Provinciale di Campobasso, il 14 settembre 1861, fu il primo a mettere sul tappeto la questione deplorando lo sconcio patito col distacco di cinque mandamenti nello scopo di dover fare la novella provincia beneventana. I cinque comuni interessati erano quelli di Pontelandolfo, Morcone, S. Croce del Sannio, Colle e Baselice. La provincia di Avellino (Principato Ultra) nella nuova suddivisione perdeva i Circondari di Vitulano, Montesarchio, Arpaise, Ceppaloni, S. Giorgio la Montagna, Paduli, Pescolamazza, S. Giorgio la Molara. Il Consiglio di Avellino quindi non fu da meno nell’elevare la sua protesta e negava tassativamente ogni scissione dal suo territorio. Alla drastica decisione del Consiglio Provinciale di Avellino, il giorno successivo fece seguito quella più controllata dell’Assemblea provinciale di Salerno. I salernitani elevarono una protesta che non assunse toni esasperati, ma che, comunque, rivendicava la restituzione dei mandamenti di Montoro e Calabritto che nella ripartizione perdeva per vederli aggregare alla Provincia di Avellino. Dalla Capitanata furono staccati i territori comunali di S. Bartolomeo in Galdo, Castelfranco in Miscano, Accadia, Orsara per una popolazione di 43.052 abitanti. Nella seduta del 25 settembre 1861 il Consiglio di Capitanata approvò la relazione preparata dal Consigliere Paolella e deliberò di non accettare l’attuazione del decreto luogotenenziale.

Anche il Consiglio provinciale di Caserta ovviamente si oppose anzi, in verità, fu il primo ad aprire il dibattito con il deputato Beniamino Caso, che in un recente passato filo garibaldino era stato uno dei più vivaci sostenitori della nuova provincia di Benevento, ma che ora non era più così convinto. Occorre anche capire che la provincia di Terra di Lavoro era quella che ci rimetteva di più perdendo complessivamente 10 comuni (Cerreto, Cusano, Guardia Sanframondi, Solopaca, Airola, S.Agata dei Goti, Baiano, Castellone, Lauro, Venafro) per un totale di circa 125.000 abitanti. La scissione veniva così ripartita: i primi sette venivano aggregati a Benevento, contribuendovi con un aumento di popolazione di 70.729 abitanti. Baiano e Lauro con complessivi 29.159 abitanti vennero uniti a Principato Ultra, mentre Venafro e Castellone (vicino Bojano), con 25.032 abitanti, al Molise. Ne risulta chiaro che fu la provincia più tartassata e fu anche quella che si oppose più energicamente e con una vivace seduta del Consiglio Provinciale al quale, come abbiamo già visto si adeguarono le altre province interessate, tentò di non accettare il decreto ministeriale del 25 giugno 1861.8
Chiuderei, infine, con un piccolo estratto pubblicato il 24 aprile del 1861 da un giovane avvocato, Giuseppe Manciotti, futuro sindaco di Benevento che manifestò tutta il suo disappunto per gli avvenimenti che all’epoca lo interessarono: “In un tempo grave come questo, in cui si agita nell’Europa la più interessante questione della nostra esistenza nazionale, in cui dalla fucina reazionaria del partito austro-clericale si studia a tutta passa onde seminare nel seno della penisola discordie e rancori, e suscitarvi una guerra civile, in cui il nostro governo ha più che mai bisogno dell’affezione dei popoli italiani, e del favore della pubblica opinione, è egli mai utile ed opportuno di perdersi in gare municipali, di dar campo allo sviluppo delle più vergognose passioni, sprecando un tempo tanto più prezioso, quanto avvenimenti di grande rilievo sorgono e sempre più si distinguono sull’orizzonte politico? Ed ancora: La caduta del potere temporale del papa, la concessione di Roma a capostipite d’Italia, e la cacciata dello straniero da Venezia, questioni tutte che al primo movimento possono avere il loro sviluppo, o complicarsi cogli affari d’oriente, ci darebbe forse la libertà, di indebolirci colle discordie fraterne, e dilaniarci tra noi con gare d’interessato e stupido municipalismo?”9
Referenze bibliografiche
1 Sugli avvenimenti del Governo Provvisorio oltre a S. RAMPONE, Memorie politiche di Benevento dalla rivoluzione del 1799 alla rivoluzione del 1860, cfr. A. MELLUSI, L’origine della Provincia di Benevento, Benevento, 1911. Per un quadro generale sugli avvenimenti cfr: C. Pinto, La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870, 2024
2 MUSEO DEL SANNIO, Atti Consiglio Comunale, Delibera del 23 Aprile 1861. La ricostruzione degli avvenimenti che portarono alla nomina di Carlo Torre in sostituzione di Rampone è stata rivisitata da A. D’ARGENIO, Il ricordo di Salvatore Rampone nel 150° anniversario della morte di Mazzini, in Archivio Storico del Sannio, n.1-2,2021
3 G. MANCIOTTI, La Questione di Benevento al Parlamento, Benevento,1861
4 G. MANCIOTTI, op.cit. Il tema, con lo stesso titolo, fu in seguito ripreso anche da B.MENNA nel 2018 per una rilettura degli atti parlamentari.
5 STATUTO ALBERTINO, Art.74. L’articolo affermava che la struttura e l’organizzazione degli enti locali (comuni e province) e la loro suddivisione territoriale dovevano essere definite da specifiche leggi approvate dal Parlamento. In sintesi, l’articolo rimandava a leggi ordinarie per la regolamentazione degli enti locali e del loro territorio, sottolineando il principio della separazione dei poteri e della subordinazione delle leggi speciali alla legge fondamentale.
6 G. MANCIOTTI, op.cit. Per quanto riguarda la prima stesura della provincia, oggi conservata presso il Museo del Sannio, fu realizzata dal geometra Francesco Mozzilli, che molto semplicemente pose Benevento al centro d’un ipotetico cerchio, “si stabiliva un raggio verso Ariano e verso Sant’Agata dei Goti, e quindi si descriveva una periferia, senz’altro studio di confini o d’interessi“. Nel cerchio così ottenuto venivano a essere compresi anche i circondari di S.Giorgio la Molara, Pontelandolfo, Morcone, Airola, Solopaca, Guardia Sanframondi, Cerreto, Ariano e Grottaminarda, con una prevista popolazione complessiva di 231.163 abitanti. Così A. MELLUSI, L’origine della Provincia di Benevento,1911
7 MUSEO DEL SANNIO, Atti Consiglio Comunale, op. cit. Delibera del 6 giugno 1861
8 M. BOSCIA, La nascita della provincia di Benevento in GAZZETTA DI BENEVENTO – vari numeri, 1990. In particolare la stesura della nuova provincia comprese 20 circondari con 74 comuni (per una popolazione globale di 244.275 abitanti), ripartiti nei tre distretti di Benevento, Cerreto e S. Bartolomeo in Galdo: Benevento, Arpaise, Ceppaloni, S. Leucio, S. Angelo a Cupolo; Montesarchio, Apollosa, Bonea, Pannarano; Paduli, Apice, Buonalbergo; Pescolamazza, Fragneto l’Abate, Fragneto Monforte, Pago, Pietrelcina; S. Giorgio la Montagna, S. Martino Ave Gratia Plena, S. Nazzaro – Calvi, S. Nicola Manfredi; Vitulano, Campoli, Castelpoto, Cautano, Foglianise, Paupisi, Tocco Caudio, Torrecuso; Airola, Arpaia, Bucciano, Forchia, Moiano, Paolise; Cerreto, Faicchio, S. Lorenzo Minore; Cusano, Civitella, Pietraroia; Guardia Sanframondi, Amorosi, Castelvenere, S. Lorenzo Maggiore, S. Salvatore; Sant’Agata dei Goti, Durazzano, Limatola; Solopaca, Frasso, Melizzano – Dugenta; Baselice, Castelvetere, Foiano; Colle, Circello, Reino; Morcone, Campolattaro, Sassinoro; Pontelandolfo, Casalduni – Ponte, S. Lupo; S. Giorgio la Molara, Molinara, S. Marco dei Cavoti; S. Croce di Morcone, Castelpagano, Cercemaggiore; Castelfranco, Ginestra, Montefalcone; S. Bartolomeo in Galdo.
9 G. MANCIOTTI, op.cit, p.82 in 1861 – 2021: 160 Anni Di Autonomia Per Il Futuro Del Sannio, supplemento alla PROVINCIA SANNITA, n 1, 2021
