Dodicesimo ed ultimo appuntamento per l’edizione speciale de “il Ronzìo” sul più oscuro periodo della Repubblica Italiana.
Tra conquiste sociali, rallentamenti del progresso, prove di democrazia e attentati all’ordine repubblicano. Cosa sappiamo, oggi, dopo diverse sentenze, commissioni parlamentari e decenni di riflessioni? Dal “J’accuse” di Pier Paolo Pasolini del 1974 ad oggi cosa è da considerare una verità storica e politica?
di Oscar Magi
* Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, 1890.

Laureato in Giurisprudenza, ha fatto il magistrato per 42 anni a Milano. Ora si occupa di teatro e di agricoltura.
Nel precedente articolo … Piccolo diario italiano
TRA CONQUISTE SOCIALI E ATTENTATI ALL’ORDINE REPUBBLICANO
Alcuni commentatori hanno sostenuto che, in contrapposizione con le spinte innovative espresse dalla società nel Sessantotto, «il terrorismo riuscì paradossalmente nell’obiettivo che non era riuscito alla strategia stragista: soffocare la partecipazione democratica, ricacciare i cittadini spaventati nelle proprie case, far prevalere la logica della repressione e della paura. Gli “anni di piombo” segnarono la fine di quella stagione, che poi regredì nel cosiddetto “riflusso” degli anni Ottanta». Secondo altri commentatori, come Indro Montanelli e Massimo Fini, gli anni di piombo sono stati una conseguenza del Sessantotto, in cui i contestatori seri erano quelli che impugnarono la pistola diventando terroristi.
Il dibattito, a distanza di molti anni, è ancora aperto: se da un lato è vero che i protagonisti della lotta armata negli anni 70 venivano fuori da un determinato “campo politico e sociale”, è altrettanto vero che la feroce inutilità delle azioni armate giovò indubitabilmente ai governi di quel periodo per poter additare l’estremismo di sinistra come la causa delle altrettanto feroci repressioni che vennero poste in essere e che, inevitabilmente, frenarono il progresso sociale del paese.
Va, peraltro, notato che comunque nel corso degli anni 70 vennero varate numerose leggi di orientamento nettamente progressista (Statuto dei lavoratori, divorzio, aborto, servizio sanitario nazionale… solo per fare degli esempi), e che quindi il paese, nonostante gli estremismi di destra e di sinistra che lo insanguinarono, fece numerosi e significativi passi in avanti sulla strada della innovazione sociale e culturale.
Da un punto di vista giudiziario/ legislativo va considerato che la legge 29 maggio 1982 n.304 (la c.d. Legge sul pentitismo) costituì un formidabile strumento di disarticolazione delle associazioni terroristiche e segnò la strada alla successiva legge del 91 sui pentiti di mafia (cd. Legge Falcone), che ha avuto una lunghissima “fortuna” giudiziaria anche negli anni successivi fino al giorno d’oggi.
Va detto, last, but not least, che in Italia il potere costituzionale continuò comunque a funzionare e la Repubblica presidenziale o la dittatura militare, malgrado tutto, non riuscirono mai a essere realizzate: in questo senso può dirsi, tirando un po’ le fila di questo discorso, che la strategia della tensione ebbe un esito da un lato non corrispondente alle logiche iniziali che avevano sorretto la sua instaurazione (e cioè la destabilizzazione degli equilibri costituiti al fine di creare i presupposti per un regime autoritario), dall’altro, invece, del tutto corrispondente ad un’ottica politica di mantenimento dell’ordinamento statale esistente, mantenimento dovuto proprio alla possibilità e/o necessità (reali o supposte) di combattere i cosiddetti “opposti estremismi” che ne minavano la sussistenza. Va considerato che, nel periodo del dopoguerra e fino agli anni 80 ed oltre, l’Italia era considerata l’”anello debole” della catena occidentale a causa della estrema fragilità del suo sistema politico , e fu pertanto il “locus” predestinato dove si scaricarono le tensioni più violente conseguenti alla contrapposizione tra i blocchi ideologici/politici dominanti: mentre al di là della “cortina di ferro” la Russia esercitava la sua
Ma c’è anche un grande rammarico che porto con me a distanza di tanti anni: non aver saputo o, forse, non aver potuto incidere e condizionare le scelte che il partito ha fatto nel caso Moro quando la linea della fermezza – a posteriori e secondo il mio personale punto di vista assolutamente sbagliata – ci fu quasi imposta e sulla quale nelle sezioni non furono aperti né dibattiti né discussioni. Un momento storico per tutti, un bivio che ha cambiato irrimediabilmente le nostre vite.
sfera di potere e di influenza massacrando 60 mila tra civili e militari in Ungheria nel 1956 e spegnendo con i carri armati la “primavera di Praga” nel 1968, al di qua della stessa in Europa gli USA (apertamente o sotterraneamente), sostenevano il governo di Salazar in Portogallo, oppure i colonnelli greci dopo il colpo di stato del 1974, o ancora tentavano di influenzare le politiche dei governi europei che facevano parte della NATO ( tra cui, in primis, l’Italia).
L’Italia era il paese europeo con il più forte e numeroso partito comunista e, nello stesso tempo, il paese in cui, attraverso il piano Marshall, erano stati convogliati la maggior parte degli aiuti economici da parte degli USA ed in cui la NATO aveva le sue postazioni militari strategicamente più rilevanti. La grande instabilità e fragilità (nonché corruzione) del suo sistema politico/partitico fece il resto.
Nonostante tutto, però, il sistema costituzionale tenne e consentì (proprio nel corso degli anni 70) un formidabile sviluppo democratico, sociale e culturale i cui frutti ancora oggi costituiscono un humus di grande valore.


Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato «golpe» (e che in realtà è una serie di «golpe» istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del «vertice» che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di «golpe», sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli «ignoti» autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974)
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ‘68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del «Referendum».
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine a criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. (…)
Pier Paolo Pasolini *
* Pier Paolo Pasolini, culturalmente versatile, poeta, critico letterario e regista, si distinse in numerosi campi. Fu un attento osservatore dei cambiamenti della società italiana dal secondo dopoguerra sino alla metà degli anni settanta.


