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il Ronzìo Politica Società Storia

Piccolo diario italiano

Undicesimo ed ultimo appuntamento per l’edizione speciale de “il Ronzìo” sul più oscuro periodo della Repubblica Italiana.

Un triste elenco (non completo) di attentati terroristici, spesso indiscriminati, che hanno colpito luoghi pubblici e civili con l’obiettivo di destabilizzare l’Italia, diffondere paura e condizionare la vita democratica. Questi eventi rappresentano una ferita profonda nella storia repubblicana e un monito sull’importanza della memoria e della partecipazione civile.

di A.C. Alveare

* Goya o Julià, El Colosso, 1808.

Nel precedente articolo … Conversazione con G.

Di seguito sono riportati i fatti più importanti della triste stagione degli anni di piombo, una lista che non restituisce a pieno il clima di scontro violento e conflittualità permanente che si respirava in quel decennio che va dalla strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) alla strage della stazione di Bologna (2 agosto 1980). Negli anni della strategia della tensione e della lotta armata si sono contati, infatti almeno 20 gruppi armati di estrema destra e 72 formazioni politico-militari di estrema sinistra, un conto impreciso e parziale vista la rapidità con la quale molte organizzazioni esaurivano la loro breve parabola politica, e tenendo conto che il conflitto si sviluppava non soltanto tra queste formazioni eversive e le forze dell’odine ma anche e in maniera forse ancora più violenta tra organizzazioni di estrema destra ed estrema sinistra si può immagine l’atmosfera di tensione comune in quegli anni che molto spesso degenerava in scontri mortali quasi quotidiani.

Quello che segue, perciò, è un resoconto sommario che non cita la grande quantità di militanti, attivisti, giovani appartenenti alle forze dell’ordine, giornalisti, dirigenti industriali, avvocati, magistrati e giudici che hanno perso la vita o sono rimasti feriti in una lunga serie di attentati, scontri, tafferugli, vendette, tradimenti, persino durante le manifestazioni di piazza. Per questo lugubre rosario basta consultare la seguente pagina.

1966

Il 24 gennaio a Trento c’è la prima occupazione di un’università italiana da parte degli studenti della facoltà di Sociologia.

Il 27 aprile durante gli scontri tra studenti di sinistra e di destra all’università di Roma muore lo studente Paolo Rossi, militante della Federazione Giovanile Socialista.

1967

Il 20 nasce a Pisa il primo il movimento della sinistra extraparlamentare: Potere Operaio.

1968

Il 1° marzo a Valle Giulia, nei pressi della Facoltà di Architettura della Sapienza, si verificano violenti scontri tra manifestanti universitari e polizia; 600 feriti di cui 148 tra le forze dell’ordine.

1l 13 settembre Junio Valerio Borghese, ex comandante repubblichino della X Mas e futuro golpista, fonda il movimento politico di estrema destra «Fronte Nazionale».

1969

Il 25 aprile nello stand Fiat della Fiera Campionaria di Milano, esplode un ordigno e ferisce cinque persone. Lo stesso giorno un’altra bomba rudimentale viene rinvenuta inesplosa nei pressi della biglietteria della stazione Centrale.

Il 9 agosto otto bombe, posizionate in diversi vagoni di treni, esplodono provocando 12 feriti. Altri due ordigni inesplosi vengono poi ritrovati nelle stazione di Milano centrale e di Venezia Santa Lucia.

A settembre nasce a Torino il movimento di estrema sinistra Lotta Continua e a Milano viene fondato il Collettivo Politico Metropolitano da cui nasceranno e si svilupperanno in seguito le Brigate Rosse. Il 22 viene fondato a Genova il gruppo terroristico di estrema sinistra XXII Ottobre.

Il 12 dicembre un ordigno esplode nel salone centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura, a Milano: è la strage di piazza Fontana. Muoiono 17 persone e circa 90 restano ferite. Lo stesso giorno un’altra bomba non esplode alla Banca Commerciale di piazza della Scala e a Roma tre esplosioni si verificano alla BNL e all’Altare della Patria. Per questo attentato verrà incriminato, in prima battuta, l’anarchico Pietro Valpreda. Successivamente le indagini di Guido Calogero e Giancarlo Stiz porteranno a scoprire le responsabilità dell’estrema destra e il coinvolgimento dei gruppi di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Alla fine dei numerosi processi si è stabilita una verità processuale che vede responsabili della strage gli ordinovisti veneti nelle persone di Franco Freda e Giovanni Ventura. I processi hanno anche certificato il coinvolgimento di alcuni settori deviati dei servizi segreti e collegamenti con gruppi eversivi internazionali. Gli esecutori materiai della strage non sono stati mai individuati e perseguiti. Per il principio ne bis in idem però, nessun responsabile è oggi in carcere per piazza Fontana perché Freda e Ventura erano già stati assolti per lo stesso reato dalla Corte di Assise d’Appello di Bari nel 1987.

 Buco del diametro di circa un metro causato dalla deflagrazione della bomba alla banca dell’agricoltura.

Il 15, nel corso di un interrogatorio per le indagini sulla strage, muore cadendo da una finestra del 4° piano della questura di Milano l’anarchico Giuseppe Pinelli. Sulla sua morte non si è mai fatta piena luce nonostante l’istruttoria D’Ambrosio, che fissa il motivo più probabile della morte dell’anarchico in un «malore attivo», venga accolta come verità processuale nella sentenza del 1975. I molteplici dubbi sui risultati delle due autopsie eseguite, su alcune tesi nei rapporti della polizia incompatibili con riscontri testimoniali come la presenza o no delle due scarpe ai piedi dell’anarchico ed infine i dubbi sollevati da testimonianze dirette come quella di Pasquale Valitutti sulla presenza del commissario Luigi Calabresi nella stanza dell’interrogatorio di Pinelli al momento della sua morte fanno di questo caso uno dei principali misteri italiani.

Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico.

1970

Il 22 luglio nei pressi della stazione di Gioia Tauro deraglia il treno Freccia del Sud Palermo-Torino, provoca la morte di 6 persone e il ferimento di altre 70. La causa mai accertata fu, con ogni probabilità un ordigno dinamitardo.

Il 4 agosto a Pecorile (Reggio Emilia) un gruppo di un centinaio di militanti dell’estremismo di sinistra, tra cui Renato Curcio, Lauro Azzolini, Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Franco Bonisoli, Margherita Cagol, decide di passare alla lotta armata. Nascono le Brigate Rosse, con il simbolo della stella a cinque punte.

Il 7 dicembre esponenti del Fronte Nazionale, guidati da Junio Valerio Borghese, danno vita ad un tentativo di colpo di Stato, annullato poi, all’ultimo momento per motivi restati sconosciuti dallo stesso Borghese. Quanto si sia spinto in avanti questo tentato golpe è ancora oggi poco chiaro; certamente il modello di riferimento per i congiurati era il colpo di stato greco avvenuto tre anni prima che aveva portato al potere una giunta militare di destra. Non tanto le indagini della magistratura quanto quelle degli storici sono arrivate alla conclusione che fossero coinvolti settori militari deviati, gruppi di estrema destra come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, una parte della politica interessata ad una svolta autoritaria e perfino ambienti della criminalità organizzata e tutto doveva avvenire con la tacita benedizione dell’Alleanza Atlantica.

1972

Il 14 marzo l’editore Giangiacomo Feltrinelli fondatore dei GAP, viene ritrovato cadavere nei pressi di un traliccio dell’alta tensione a Segrate (MI) per l’esplosione di una bomba.

Il 17 maggio assassinato a Milano viene assassinato il commissario dell’ufficio politico della questura Luigi Calabresi che aveva seguito le prime indagini su piazza Fontana ed era coinvolto nella morte di Pinelli. Dopo un lungo iter processuale, Leonardo Marino, Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, tutti appartenenti a Lotta Continua, verranno condannati quali mandanti ed esecutori dell’omicidio.

Il 31 maggio a Peteano (Gorizia) esplode un’autobomba e provoca la morte di 3 carabinieri ed il ferimento di altri due. Vincenzo Vinciguerra e Carlo Cicuttini, neofascisti di Ordine Nuovo, verranno riconosciuti colpevoli della strage.

1973

Il 17 maggio Gianfranco Bertoli, pseudo-anarchico legato ai servizi segreti, lancia una bomba all’esterno della questura di Milano e provoca la morte di quattro persone e il ferimento di altre cinquantadue.

Il 9 novembre viene scoperta un’organizzazione segreta di stampo neofascista, Rosa dei Venti, che aveva in programma un colpo di Stato di stampo autoritario e militare.

1974

Il 28 maggio esplode una bomba in piazza della Loggia a Brescia durante una manifestazione antifascista indetta dai sindacati; muoiono otto persone e un centinaio restano ferite. Da subito verrà seguita la pista dell’eversione di estrema destra. Dopo anni di indagini, depistaggi e processi, per la giustizia italiana sono stati riconosciuti colpevoli e condannati quali esecutori materiali Maurizio Tramonte (condannato in appello, in qualità di “fonte Tritone” dei Servizi Segreti Italiani), assieme ai già detenuti Carlo Digilio (addetto agli esplosivi) e Marcello Soffiati (il quale ha trasportato l’ordigno). Come mandante è stato condannato, in appello, il dirigente ordinovista Carlo Maria Maggi. Gli altri imputati, tra cui Delfo Zorzi, il generale Francesco Delfino e l’ex segretario del MSI e fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo Pino Rauti, furono assolti.

Il 4 agosto un ordigno ad alto potenziale esplode sul treno Italicus all’uscita di una galleria, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro; fa dodici morti e quarantotto feriti. Qualche giorno dopo Ordine nero rivendica l’attentato. Per questa strage vengono incriminati come esecutori diversi esponenti del neofascismo italiano, ma dopo un lungo iter processuale che si è concluso a quasi vent’anni dai fatti tutti gli imputati vengo mandati assolti.

1978

Il 16 marzo, in via Fani a Roma, un commando delle Brigate Rosse rapisce il presidente della Dc Aldo Moro e uccide i cinque uomini della sua scorta: i carabinieri Domenico Ricci e Oreste Leonardi e i poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. A quasi mezzo secolo di distanza non si è raggiunta una convincente verità né processuale né storica. Molti sono i particolari dibattuti ed oscure rimangono alcune fasi del rapimento, così come il luogo o i luoghi in cui Moro sarebbe stato tenuto prigioniero. I più inquietanti risvolti dell’azione riguardano la presenza in via Fani di figure esterne alle Brigate Rosse come agenti dei servizi segreti, terroristi internazionali, uomini della ‘ndrangheta e della criminalità organizzata romana. Allo stesso modo restano dubbi sulla ricostruzione dell’azione, sul numero di sparatori, sulle armi usate e sui punti di fuoco. Infine, e non da ultimo, non convince la versione del BR che si addossano la totale responsabilità di quei 90 secondi di fuoco perché le capacità militari dei brigatisti non erano tali da consentire un’azione mirata e chirurgica che porta alla morte dei cinque uomini della scorta senza sfiorare minimamente Moro che pur si trovava al centro del fuoco mortale.

L’attentato in via Fani del 16 marzo 1978.

Il 9 maggio dopo 55 giorni di sequestro viene ritrovato il corpo di Aldo Moro. Il cadavere dell’ex presidente del Consiglio giace all’interno del bagagliaio di una Renault 4 rossa, in via Caetani a Roma, fra piazza del Gesù, sede della DC, e via delle Botteghe Oscure, sede del PCI. Come per via Fani anche in questo caso sono più i particolari controversi che quelli su cui tutti concordano. Il più problematico di questi elementi è l’ora del ritrovamento del cadavere; benché oggi non si sia ancora in grado di sostenere una versione pienamente credibile è però certo che l’ora ufficiale del ritrovamento non può essere quella in cui esso è realmente avvenuto per le molteplici testimonianze (alcune anche di politici vicini al ministro degli Interni di allora Francesco Cossiga) che smentiscono quella ricostruzione. Le ragioni di tale segretezza sono solo purtroppo ipotizzabili e l’ultima Commissione parlamentare di inchiesta presieduta dall’on. Fioroni, pur avendo contribuito notevolmente a riscrivere alcuni aspetti della vicenda ha la grave colpa di aver prolungato la secretazione di alcuni documenti decisivi per fare chiarezza sia sul sequestro, sia sulla prigionia, sia sulla morte di Aldo Moro.

1980

Il 2 agosto, alle 10.25 esplode un ordigno ad alto potenziale nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. Muoiono 85 persone ed oltre 200 restano ferite. È l’atto terroristico più sanguinoso avvenuto in Italia in tempo di pace. I vari procedimenti giudiziari hanno individuato come esecutori materiali alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), tra cui Valerio «Giusva» Fioravanti e Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini (condannato in primo grado) e Paolo Bellini (ex Avanguardia Nazionale) condannato solo recentemente dalla Corte d’Assise di Bologna.

Attentato alla stazione di Bologna.

La sentenza di Bologna è storica perché va oltre i semplici esecutori per indicare senza tentennamenti i livelli politico-finanziari da cui era partito l’ordine della strage; i cinque avrebbero agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, individuati quali mandanti, finanziatori o organizzatori. Essendo questi ultimi ormai tutti deceduti, non potranno essere intraprese ulteriori azioni giudiziarie. Nelle 1714 pagine di motivazioni della sentenza così scrivono i giudici di Bologna: «In conclusione, deve ritenersi che l’esecuzione materiale della strage di Bologna sia imputabile ad un commando di soggetti provenienti da varie organizzazioni eversive, tra i quali era presente Paolo Bellini, uniti dal comune obiettivo di destabilizzazione dell’Ordine democratico, coordinati dai funzionari dei servizi segreti o da altri esponenti di apparati dello Stato, che a loro volta rispondevano delle direttive dei vertici della Loggia P2, a cui avevano giurato fedeltà, con un vergognoso tradimento della Costituzione Repubblicana».

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