Da quando esiste, il fumetto ha dimostrato di poter essere uno strumento, al pari di altre arti, per gettare uno sguardo profondo sulla realtà.
di Ferdinando Silvestri

Dopo la laurea in fisica decide di iscriversi ad una scuola di fumetto, dando voce alla passione, coltivata sin dall’infanzia, per la nona arte.
L’ULTIMO DI QUATTRO FUMETTI POLITICI
Nel precedente articolo … Il secondo e il terzo di quattro fumetti politici
Anarchy comics è una pubblicazione a fumetti, di autori vari, che si propone la propaganda delle idee anarchiche. Il primo numero è uscito nel settembre del 1978. Obiettivo di questa serie di fumetti, come leggiamo nel risvolto di copertina, è il tentativo di “dimostrare” che gli stati sono entità terroristiche, che tengono in ostaggio i comuni cittadini. A differenza delle opere esaminate in precedenza, qui il messaggio politico non è effetto secondario della narrazione. Viceversa, la narrazione è completamente indirizzata allo scopo di veicolare il messaggio politico. L’opera può essere vista come un manuale o una guida sull’anarchia. L’idea di usare i fumetti per realizzare manuali, quindi come strumento per veicolare nozioni e informazioni, non era nuova. Dopo la seconda guerra mondiale, Will Eisner aveva realizzato per l’esercito americano una pubblicazione, PS: The Preventive Maintenance Monthly, nella quale si trovavano aggiornamenti, soluzioni a problemi imprevisti e consigli basati su esperienze reali apprese dalle lettere inviate dai soldati. PS diceva ai suoi lettori come pulire un fucile, come scongelare una batteria di jeep e quale fosse il modo giusto per abbattere gli alberi, con informazioni fornite da scrittori militari, adatte a istruire i soldati grazie all’accattivante apparato grafico.
La copertina
Sulla copertina del primo numero di Anarchy Comics campeggia una specie di mappamondo. I nomi geografici sono piazzati in maniera volutamente erronea. Il mondo è anche una bomba, come denuncia la presenza della miccia. Sullo sfondo, vediamo armi ed equipaggiamenti militari. L’anarchia è spesso associata, soprattutto dai suoi detrattori, all’idea di caos. La disposizione errata dei nomi sulla mappa sembra rivendicare orgogliosamente questo aspetto, oppure possiamo immaginare che evochi una promessa di abbattimento delle strutture e delle convenzioni sociali. Gli equipaggiamenti militari sullo sfondo richiamano al lettore una delle leve con cui i governi minacciano la libertà dei cittadini, il militarismo. La miccia può essere interpretata in maniera ambivalente: potrebbe riferirsi alla minaccia di una guerra globale, oppure ad una incipiente rivoluzione delle masse, auspicata dagli anarchici.

L’opera si apre con testo costruito su un assurdo temporale: è un estratto immaginario da un discorso del 1978 (!) di Lenin alla convention AFL-CIO1 presso Disneyworld. Leggendo il discorso di Lenin, cogliamo immediatamente quella che è la cifra stilistica di quasi tutta la pubblicazione, un mix di ironia e situazioni paradossali. Il tono surreale viene abbandonato solo nel caso di precise ricostruzioni storiche (è presente un episodio dedicato a Nestor Makhno un altro dedicato all’assedio di Kronstadt).
Lenin afferma di essere contento di trovarsi lì, non fosse altro che per uscire dalla gabbia di vetro nella quale lo tengono a Mosca. È d’accordo sulla riduzione degli appartamenti, ma il suo (il sarcofago di vetro nella quale è conservato il suo corpo) è ridicolo! Lenin presenta la pubblicazione al suo uditorio e nel fare questo gli viene in mente una barzelletta. “Sapete perché i leninisti attraversano la strada? Perché il comitato centrale ha detto loro di farlo. Sapete perché gli anarchici attraversano la strada? Perché il comitato centrale ha detto loro di NON farlo.” Poi si meraviglia del fatto che gli anarchici vogliano abolire realmente lo stato, ma ciononostante consiglia la lettura del fumetto.
Episodio 1 – Too real (Jay Kinney)
Woodcock, nel suo testo sull’anarchia, ha scritto che l’anarchismo storico è stato forte nei paesi all’epoca tecnologicamente e socialmente arretrati come Spagna, Italia e Ucraina, mentre l’anarchismo contemporaneo si è sviluppato in paesi più tecnologicamente avanzati, dove i giovani si indignano contro uno Stato che maschera la sua associazione con il capitalismo corporativo multinazionale. Il primo racconto di Anarchy Comics sembra essere perfettamente in tono con questa osservazione.
La cifra è la stessa del finto discorso di Lenin: un mix di ironia e situazioni surreali. Da un punto di vista grafico, l’autore sembra insistere sul carattere giocoso del disordine: la prima pagina dà già l’idea di un collage. I disegni fanno pensare al più classico stile statunitense (golden/silver age), ma spesso sono contaminati da fotografie.
Tavola 1. Il protagonista si chiama Normal Joe. L’anarchia propone un modello di società dove le diversità sono un valore, in contrapposizione ad una società fascista che promuove l’omologazione a modelli ritenuti validi. Quindi Normal è da considerare con accezione negativa. Normal Joe comincia a subodorare che la vita ordinaria ha qualcosa che non va, ad avvertire un senso di alienazione. La critica al sistema capitalistico si evidenzia fin dall’inizio, senza che ciò si traduca in qualcosa di definito, se non nell’aderenza alla normalità. Normal Joe si sposa, il padre riesce a trovargli un buon lavoro (si sottolinea che lo fa ricorrendo ad amicizie). Nonostante tutto, o forse a causa di tutto questo, Normal Joe si annoia.
Tavola 2. Normal Joe parla con il suo capo di questo malessere e il capo lo rassicura con un aumento. NJ trova un sollievo momentaneo al suo stato comprando una nuova tv. Il malessere però si ripresenta. La macchina si rompe e il meccanico gli dice che per cambiare un pezzo da 5 dollari serve un kit di montaggio da 150 dollari (riferimento alle trappole del consumismo). NJ contempla l’idea del suicidio: odia il lavoro, la macchina fa schifo, il figlio si droga. NJ e la moglie vedono un consulente e, stimolato da ciò, NJ comincia valutare la possibilità che esistano modalità alternative di condurre l’esistenza. Si rende conto della varietà di individui, qui rappresentati attraverso vari tipi di “carne”. L’idea della carne (“loro ci vogliono tutti burger”) richiama qualcosa di amorfo e inerte.
In una vignetta compare all’improvviso zio Sam che dispensa alcune “perle di saggezza”:
- Russia e Cina NON sono paesi comunisti
- Estremismo in difesa della libertà non è un vizio
- Questo paese (USA) è pieno di truffatori
- Cosa ha tentato di ottenere Gerald Ford (presidente degli stati uniti) con il business dei vaccini contro l’influenza suina del 1976?
E giacché ci siamo, continua, hai mai votato perché il “diabolico” codice a barre fosse su ogni cosa?
La storia prosegue e NJ viene licenziato. Il nostro diventa “really depressed”. Inizia a smontare casa e la televisione con l’idea di rivendere i pezzi.
Tavola 3. Nel frattempo la moglie di Normal Joe è dal parrucchiere, che la invita ad una marcia per i diritti delle persone omosessuali. Nel discorso del parrucchiere, si fa riferimento ad Anita Jane Bryant, cantante e attivista statunitense, nota soprattutto per le sue prese di posizione contro l’omosessualità e protagonista negli anni ’70 di campagne politiche per impedire la parità di diritti ai gay.
NJ comunica alla famiglia il fatto di essere stato licenziato. Un gatto parlante si presenta alla moglie come Eleanor Roosevelt. La scelta del nome non è casuale. Anna Eleanor Roosevelt, nota semplicemente come Eleanor Roosevelt si impegnò attivamente durante tutta la sua vita nella tutela dei diritti civili, e fu tra le prime femministe, nonché un’attivista molto impegnata (si oppose all’emendamento per la parità dei diritti, poiché esso avrebbe impedito al Congresso e agli Stati di promulgare leggi speciali a protezione delle donne lavoratrici). Ebbe un ruolo importante nel processo di creazione delle Nazioni Unite, della United Nations Association e della Freedom House. Presiedette la commissione che delineò e approvò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il Presidente Harry Truman la celebrò con l’appellativo di First Lady of the World, in onore dei suoi sforzi per la difesa dei diritti umani.
Il gatto/Eleanor porta un messaggio dal Vaticano(!): introduci massima autonomia nella vita quotidiana, dubita dell’autorità, compra il cibo all’ingrosso. Su suggerimento del gatto NJ e la moglie aprono una specie di comune. Sui giornali si comunica il lieto fine: presto il governo si disfà. Nelle vignette finali, conclusa la vicenda di Normal Joe, il fumetto ci offre delle “regole finali”: non “ingoiare” alcuna ideologia, prima di averla masticata 100 volte; fare attenzione ai messaggi subliminali nelle pubblicità; dare al subconscio una valvola di sfogo. E infine: il sistema presente è destinato a collassare e verrà sostituito da comunismo o anarchia. Ci aspetta un futuro di cambiamenti. Assicurati solo – dice Jay Kinnel, l’autore, attraverso le didascalie finali – di trovarti nel sedile del guidatore.
Conclusioni
Siamo partiti da una domanda. Attraverso un breve excursus sulla storia del fumetto e un’analisi di alcuni esempi siamo giunti a giustificare una risposta affermativa a quella domanda. Da quando esiste, il fumetto ha dimostrato di poter essere uno strumento, al pari di altre arti, per gettare uno sguardo profondo sulla realtà. In particolare, ci sono storie a fumetti dove co-protagonista più o meno velata è la politica e dove i personaggi sono “animali politici”. Considerato il peso che la politica ha nelle vicende umane, in conclusione, il mondo è sotto la lente dei fumetti.
Referenze bibliografiche
1 L’American Federation of Labor and Congress of Industrial Organizations, indicata comunemente come AFL–CIO, è la più grande centrale sindacale degli Stati Uniti formata da 55 sindacati nazionali ed internazionali.

