
Nono appuntamento per l’edizione speciale de “il Ronzìo” sul più oscuro periodo della Repubblica Italiana.
Dal dopoguerra al compromesso storico tra Moro e Berlinguer, la Costituzione ogni giorno ha fatto un passo avanti garantendo dignità, diritti, equità, umanità e coesione solidale nazionale. Dalla fine degli anni Settanta quel processo sociale, civile e democratico si è fermato.
di Michele Petraroia
* Renato Guttuso, Cristo deriso, 1938.

Membro della Commissione nazionale di garanzia dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI).
Nel precedente articolo … Memorie di uno studente degli anni ’70
DALLA CONQUISTA DEI DIRITTI ALLA LORO DIFESA
Questi ultimi anni di guerre, di genocidi e di continue minacce di ulteriori atti di prevaricazione internazionale offuscano il futuro dell’umanità. La crisi economica impone a molte fasce di italiani di rinunciare alle cure sanitarie; il lavoro arranca, l’inflazione erode il potere d’acquisto, le aree interne si spopolano, e la divisione tra ricchi e poveri si impone, ora più che mai, come una questione prioritaria. Di pari passo, invece, assistiamo a nuovi investimenti in armamenti, al ridimensionamento del welfare, a politiche fiscali di dubbie equità, all’accanimento contro i migranti, alla sempre “attenzione distratta” su sanità ed istruzione, alla limitazione del diritto a manifestare, e, per concludere, al quotidiano revisionismo storico. Azione, quest’ultima, in continuità con quella svolta dal Movimento Sociale e dai gruppi di estrema destra che, in Italia, hanno sempre goduto di una sostanziale impunità fin dai tempi della strage di Portella della Ginestra.
In astratto, la Costituzione vieta la ricostituzione del partito fascista e le leggi Scelba e Mancino perseguono i movimenti eversivi e le formazioni violente che inneggiano e si ispirano al nazifascismo. Tuttavia, in concreto nel nostro Paese abbiamo assistito nel corso degli anni a intrecci perversi tra servizi segreti deviati, logge occulte, gladio, mafie, destra eversiva e pezzi di istituzioni che hanno condizionato la democrazia italiana, frenato le conquiste sociali e politiche dei lavoratori, bloccato l’alternanza di governo e sostenuto gli interessi più opachi di vecchie e nuove oligarchie in combutta tra loro.
Gli anni Settanta con la strategia della tensione, il ricorso alle stragi, i tentativi di colpi di Stato, il terrorismo e l’eliminazione di figure politiche scomode, rappresentano lo spartiacque tra un prima e un dopo. Dal dopoguerra al compromesso storico tra Moro e Berlinguer, la Costituzione ogni giorno ha fatto un passo avanti garantendo dignità, diritti, equità, umanità e coesione solidale nazionale. Dalla fine degli anni Settanta quel processo sociale, civile e democratico si è fermato, con una progressiva involuzione che in linea coi programmi della loggia P2 di Licio Gelli ha svuotato il sistema della rappresentanza politica, indebolito i corpi sociali intermedi, intaccato la libertà di stampa e limitato le prerogative del potere giudiziario e del potere legislativo.

L’età non mi permette di portare esperienze particolari di quel periodo ma ricordo da rappresentante degli studenti a Campobasso le lotte per il diritto allo studio e per garantire alle fasce sociali meno abbienti e ai lavoratori di poter accedere alla scuola pubblica di ogni ordine e grado senza troppe difficoltà. Da giovane apprendista metalmeccanico nel 1980 sapevo di poter andare in pensione con 35 anni di contributi e assistevo all’avvio del sistema sanitario pubblico uguale per tutti.

Un parlamentare, consigliere regionale, provinciale o comunale disponevano di un potere di rappresentanza più ampio, notavo l’attivismo del sindacato confederale e la presenza di sezioni di partito anche in piccole comunità capaci di organizzare seminari, lotte, eventi e manifestazioni. Oggi è arduo trovare un circolo/sezione di qualsiasi partito aperto e vitale anche nei centri maggiori, il sindacato con la precarizzazione del lavoro è stato messo all’angolo, nelle Istituzioni il potere è stato accentrato nelle mani di un uomo solo (Sindaco o Governatore), sono saltati i controlli amministrativi del Ministero degli Interni e lo Stato ha preferito ritirarsi dal territorio lasciando spazi sempre più estesi alla criminalità organizzata o alle collusioni tra potentati locali.
Chi organizzò ieri la strategia della tensione e si alleò con la Nrangheta a Reggio Calabria per sostenere i “boia chi molla” o i tentativi di colpi di Stato da De Lorenzo al Principe Junio Valerio Borghese, è lo stesso che mise le bombe a Brescia, a Bologna e Milano, può essere inserito nello stesso elenco di chi ha assassinato Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, magistrati, preti, giornalisti o imprenditori che lottavano contro il pizzo. Uno studio più attento sugli anni Settanta ci apre scenari inquietanti sui diversi potentati interni ed internazionali che avevano interesse a fermare Aldo Moro e la stagione politica del rinnovamento, dell’alternanza democratica e dell’autonomia nazionale dalle grandi potenze che abbiamo conosciuto come la stagione del compromesso storico tra DC e PCI.


Bene discuterne, fare Memoria, confrontarsi e promuovere iniziative per conoscere meglio quelle pagine buie della nostra storia perché da quei fatti sia possibile avere anche una chiave di lettura delle dinamiche socio politico economiche nazionali e internazionali.
Nel successivo articolo … Conversazione con G

