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Giangiacomo Feltrinelli, l’editore rivoluzionario

Quinto appuntamento per l’edizione speciale de “il Ronzìo” sul più oscuro periodo della Repubblica Italiana.

Come tanti altri intellettuali, attivisti e politici contro il sistema, sulla sua morte ci sono più ombre che luci. Ha, nonostante tutto, indicato la strada verso la verità e una società più giusta.

di Livia Di Gioia

* Giangiacomo Feltrinelli (Milano, 19 giugno 1926 – Segrate, 14 marzo 1972).

Studentessa in Lettere Classiche, è passionata di teatro, scrive per hobby con attenzione al panorama internazionale.

Nel precedente articolo … La voragine di Piazza Fontana

STORIA DEL PARTIGIANO E DELLA SUA UTOPIA

Giangiacomo Feltrinelli di Gargnano, soprannominato “Osvaldo”, è stato un editore ed attivista italiano. Nacque il 19 Giugno 1926 a Milano e morì a Segrate (Milano) il 14 Marzo 1972. Partecipò da giovane alla Resistenza, fu fondatore della casa editrice Feltrinelli e, nel 1970, dei GAP (Gruppi d’Azione Partigiana), una delle prime organizzazioni armate di sinistra della stagione degli anni di piombo. Una figura importante ed eroica del nostro Paese. Sulla sua morte ci sono più ombre che luci. E’ un personaggio da conoscere, approfondire e studiare meglio per arrivare alla verità. Era, inizialmente, soprannominato “il Giangi” e solo durante il periodo della lotta armata assumerà il soprannome di “Osvaldo”.

Faceva parte di una importante famiglia aristocratica, tra le più facoltose d’Italia, originaria di Gargnano (Brescia). Il titolo nobiliare che ereditò fu quello di marchese di Gargnano. Il giovane Giangiacomo, come la maggior parte dei suoi coetanei e non, simpatizzava per il regime fascista, infatti tappezzò le pareti di casa con manifesti inneggianti alla vittoria delle Potenze dell’Asse.

Nel 1944, però, dopo un colloquio con il giornalista e critico d’arte Antonello Trombadori, futuro deputato per il Partito Comunista Italiano, cambia d’un tratto la sua posizione politica. Decide, quindi, di prendere parte attivamente alla Resistenza e si arruola nel Gruppo di Combattimento Legnano, con il quale combatté la guerra di Liberazione aiutando la Va armata statunitense. Con la fine del conflitto e con forti idee marxiste da attuare, Feltrinelli si iscrive al Partito Socialista Italiano, ma dopo la scissione di Palazzo Barberini del partito, decide di iscriversi al Partito Comunista Italiano che finanzierà notevolmente. Nel 1948 riuscì a raccogliere documenti ed informazioni sul movimento operaio e delle idee sull’Illuminismo, gettando così le basi per la nascita della Biblioteca Feltrinelli, poi Fondazione Feltrinelli, a Milano.

Con la nascita della casa editrice Giangiacomo Feltrinelli Editore, alla fine del 1954, vengono pubblicati libri, bestsellers ed autobiografie di rilievo, un esempio è il “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Feltrinelli pubblica anche il “Il dottor Živago” di Boris Pasternak, che vincerà il Nobel nel 1958, nonostante le autorità sovietiche premessero per non fargli ritirare il premio. Lo stesso Partito Comunista Italiano, appoggiato e sostenuto finanziariamente dall’URSS, portò avanti una campagna diffamatoria contro il libro e, tramite Pietro Secchia, cercò di non far pubblicare l’opera senza riuscirci. Alla fine a Feltrinelli venne ritirata la tessera d’appartenenza del partito.

Nel 1964 si reca a Cuba dove incontra Fidel Castro, il leader della vittoriosa rivoluzione cubana, con cui stabilirà una lunga amicizia. Nel 1967 incontra in Bolivia il giornalista francese Régis Debray che aveva preso parte attivamente alle azioni di guerriglia presiedute da Che Guerava per offrirle del supporto logistico. Viene, però, arrestato dalla CIA e scarcerato due giorni dopo. L’ufficiale che lo arrestò era Roberto Quintanilla, che presenziò all’amputazione delle mani del cadavere di Che Guerava. Intanto Fidel Castro gli affida l’opera di Che Guerava, “Diario in Bolivia”, che racconta gli undici mesi di operazione politico-eversiva condotta dal celebre rivoluzionario argentino nella sua ultima avventura in Bolivia. L’opera era stata procurata mediante l’allora Presidente del Senato Salvador Allende, che l’aveva recuperata da alcuni superstiti della spedizione guevariana rifugiatisi in Cile e divenendo un bestseller della casa editrice milanese.

Settimanale politico Potere operaio del lunedì 26 marzo 1972 Anno I n. 5

Oltre a pubblicazioni di opere letterarie, la casa editrice si occuperà di pubblicare anche documenti concernenti le tattiche di guerriglia dei movimenti rivoluzionari dell’America Latina, che verranno prese a modello anche dalle Brigate Rosse. I movimenti rivoluzionari di Feltrinelli iniziano nel 1968 quando si recò in Sardegna con il preciso intento di mettersi in contatto con gli ambienti dell’estrema sinistra e dell’indipendentismo isolani, stando a quanto emerso dai documenti della commissione stragi del 1996. Lo scopo di Feltrinelli era quello di trasformare l’isola in una sorta di Cuba italiana e avviare un processo rivoluzionario come quello di Fidel Castro e di Che Guevara. Il comando doveva essere affidato al bandito Graziano Mesina, che rifiutò all’ultimo, e alla fine colui che fece saltare l’operazione fu Massimo Pugliese.

Il 12 Dicembre 1969 si recò a Milano appena venne a sapere della strage di Piazza Fontana. Seppe, però, che delle pattuglie dei carabinieri presidiavano l’esterno della casa editrice e, temendo che potesse essere coinvolto ingiustamente anche lui, – considerando che aveva formato gruppi di estrema sinistra -, decise di passare alla clandestinità. Le ragioni di questa scelta vennero spiegate in varie lettere e interviste, infatti l’editore credeva, così come anche il Partito Comunista Italiano, che dietro le stragi di Roma e Milano non ci fossero gli anarchici, bensì gruppi di estrema destra coadiuvati dallo stesso Stato italiano. Da qui nasce la dicitura “strategia della tensione”.

Ciò portò Feltrinelli a fondare i Gruppi d’Azione Partigiana (GAP). Essi erano un gruppo paramilitare d’ispirazione guevarista che, come altri, riteneva che Palmiro Togliatti avesse ingannato i partigiani, prima promettendo la rivoluzione comunista, per poi all’ultimo tradirli, il 22 Giugno 1946, bloccando qualsiasi moto rivoluzionario in Italia. I GAP non prendevano le distanze dall’URSS e la vedevano come l’unica speranza rivoluzionaria per il mondo. In più Feltrinelli si ispirava alla Cina, al Vietnam, alla Corea del Nord e agli Stati socialisti del Patto di Varsavia per creare un “esercito internazionale del proletariato”.

Feltrinelli fu tacciato da Oreste Scalzone, ex membro del Potere Operaio, di essere stato l’organizzatore dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi. Per quel delitto furono condannati Adriano Sofri ed altri ex militanti di Lotta Continua, mentre contro l’editore non ci furono prove al riguardo. Una pistola di Feltrinelli fu utilizzata da Monika Ertl per uccidere, l’allora console boliviano ad Amburgo, Roberto Quintanilla, artefice dell’omicidio di Che Guevara.

Giangiacomo Feltrinelli morì il 14 Marzo 1972 tentando di installare una bomba per un attentato terroristico presso un traliccio dell’alta tensione a Segrate (Milano). Il corpo fu ritrovato da un contadino del posto, Luigi Stringhetti, e ad accertare il decesso fu proprio il commissario Luigi Calabresi. I funerali si svolsero il 28 Marzo presso il Cimitero Monumentale di Milano con i giovani che intonavano “L’Internazionale” e lanciavano slogan contro la “borghesia assassina”. Sul cadavere vennero trovati dei documenti intestati a Vincenzo Maggioni, ma 24 ore dopo si scoprì che quelle generalità erano false, in quanto il corpo dell’editore fu riconosciuto dall’ex moglie Inge Schönthal. Si pensa che Feltrinelli arrivò alle porte di Milano con un furgone insieme a due compagni, trasportando trecento milioni di lire che dovevano essere consegnate a “Il Manifesto” e che non vennero mai più ritrovate.

L’amico ed ex partigiano Giambattista Lazagna sapeva che l’editore temeva per la sua vita, infatti gli avrebbe confidato che ad ucciderlo sarebbe stato il Mossad. Secondo altre ricostruzioni, invece, nell’operazione che portò alla morte di Feltrinelli ci sarebbe stato il coinvolgimento della CIA e dei servizi segreti italiani. Solo Camilla Cederna ed Eugenio Scalfari sostennero l’ipotesi dell’omicidio. Durante l’inchiesta, condotta dal Pubblico Ministero Guido Viola, venne smentita la tesi dell’omicidio, infatti nel 1979 dal processo ai GAP emerse che Feltrinelli morì combattendo in un incidente durante la costruzione di una bomba, come viene ricordato anche sul sito della Fondazione Feltrinelli.

Su ciò che uscì dal processo si pensa che ci furono dei depistaggi e ancora oggi sappiamo poco su questa vicenda. Resta il fatto che Feltrinelli rimane una delle figure più affascinanti, importanti e rivoluzionarie di quegli anni. Un illuminatore della strada della verità.

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